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La Sfera di Anor, conosciuta anche come Pietra di Anor o Palantír di Minas Anor, era uno dei sette Palantíri che i Dúnedain salvarono dalla distruzione di Númenor e portarono con sé nella Terra di Mezzo.

Era custodita nella Torre del Re a Minas Anor e per secoli fu uno dei segreti meglio custoditi di Gondor. Venne irrimediabilmente danneggiata da Denethor II nel corso del suo suicidio nel 3019 TE.

Descrizione Modifica

Il Palantír di Anor non si distingueva in maniera particolare dalle altre pietre veggenti: come le altre era stata costruita in lucido cristallo nero infrangibile e aveva esattamente il loro stesso potere. L'unica differenza è che la Pietra di Anor condivideva un legame particolare con l'Ithil-sfera di Minas Ithil.

Storia Modifica

La pietra di Anor faceva parte delle quattro pietre veggenti che Elendil lasciò in dote al regno di Gondor governato dai suoi figli. Mentre la maggiore di queste quattro pietre venne posta nella città di Osgiliath, Isildur e Anárion si divisero le altre. Anárion pose la pietra nella sua residenza di Minas Anor e lì rimase intoccata per oltre tremila anni.

Inizialmente la Sfera di Anor veniva utilizzata per tenere i contatti tra la città-fortezza di Minas Anor e quella di Minas Ithil, poi, soprattutto a seguito della perdita della Sfera di Osgiliath, l'uso dei Palantíri andò sempre più scemando accompagnando il declino di Gondor. Quando i Nazgûl occuparono Minas Ithil, che divenne poi Minas Morgul, impadronendosi dell'Ithil-sfera Eärnil II e il suo successore Eärnur si resero conto che non sarebbe stato più sicuro utilizzarla e la nascosero nella parte più alta di Minas Tirith.

Dopo l'estinzione della Linea di Anárion il segreto della Pietra venne gelosamente custodito dai Sovrintendenti della Casa di Húrin, i quali tuttavia si astennero sempre dall'utilizzarla temendo il potere di chi potesse esservi dall'altra parte.

Denethor e il Palantír

Tuttavia si arrivò nel 2988 TE con Denethor II il quale, colpito dalla perdita della moglie e preoccupato per il destino di Gondor, decise di guardare nella sfera reputandosi abbastanza forte per poter tenere testa a chiunque stesse dall'altra parte. Effettivamente Denethor riuscì a resistere al grande potere di Sauron, che non riuscì a soggiogarlo, e la visione di ciò che appariva nel Palantír gli permise di apprendere molte cose e in qualche modo ciò diede un vantaggio a Gondor permettendogli di resistere a lungo contro le trame di Mordor. Tuttavia l'utilizzo di questo artefatto non fu privo di conseguenze per il Sovrintendente: infatti, a causa dell'immane sforzo per resistere al potere di Sauron, Denethor invecchiò precocemente indebolendosi nel corpo.

Gandalf vs Denethor by Denis Gordeev

Denethor rivela a Gandalf di possedere il Palantír

Inoltre l'Oscuro Signore, anche se non riuscì a soggiogare la mente dell'uomo, utilizzò il suo potere per mostrargli ciò che voleva e per insinuare nella mente del Sovrintendente il germe del dubbio e della follia. L'ultimo utilizzo della sfera risale alla notte del 14 Marzo 3019 TE durante l'Assedio di Gondor, cosa che dette il colpo di grazia a Denethor, già duramente provato dal mortale ferimento del figlio Faramir, e lo portò a maturare la decisione di suicidarsi dandosi fuoco nelle Tombe dei Re.

"Prima che Gandalf potesse impedirglielo, lanciò il tizzone sulla legna, che prese subito fuoco, avvampando e scricchiolando. Poi Denethor balzò sul tavolo, e in piedi tra il fuoco e il fumo, prese il bastone di Sovrintendente che giaceva ai suoi piedi e lo spezzò contro il ginocchio. Poi, lanciati i pezzi nel fuoco, si chinò e si distese sul tavolo stringendosi il palantír sul petto con ambedue le mani. [...] Gandalf voltò la testa colto da orrore e costernazione, e chiuse la porta."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VII, "Il Rogo di Denethor".

Fortunatamente grazie all'intervento congiunto di Gandalf, Pipino e Beregond Faramir venne salvato dal terribile destino cui era destinato, tuttavia non riuscirono a far desistere il Sovrintendente dai suoi malsani propositi e Denethor decise di darsi comunque fuoco rivelando all'ultimo di avere con sé il palantír di Anor che bruciò con esso.

Palantír di Anor dopo il suicidio di Denethor

Il Palantír di Anor come appariva dopo il suicidio di Denethor

Tuttavia la pietra era indistruttibile e, una volta che le fiamme si furono estinte, venne recuperata dai resti del rogo e riconsegnata a Re Elessar. Tuttavia, anche se non danneggiata esternamente, la pietra divenne inutilizzabile: infatti accadde che chiunque vi avesse guardato dentro, se non dotato di una volontà forte, non vi avrebbe visto alto che due mani grinzose annerite dal fuoco.

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