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Il Re dei Morti, originarimanete conosciuto anche come Re delle Montagne o Re degli Spergiuri, fu il sovrano di quegli Uomini che durante la Seconda Era vivevano sui Monti Bianchi e che giurarono di venire in aiuto di Isildur, ma quando Sauron attaccò Gondor egli non rispose alla chiamata del Re di Gondor.

Per questo motivo Isildur maledì lui e il suo popolo, condannandoli a non avere pace né in vita né nella morte, finché essi non avessero ottemperato al loro giuramento e non fossero stati liberati da uno dei discendenti della Linea di Isildur; essi divennero quindi l'Esercito dei Morti e per oltre 3000 anni infestarono il Sentiero dei Morti, in attesa della venuta di colui che li avrebbe liberati.

La sua pena e quella dei suoi sudditi ebbe fine nel marzo del 3019 TE, quando Aragorn e la Grigia Compagnia percorsero il Sentiero dei Morti e li convocarono alla Roccia di Erech per condurli a Gondor e liberare i Feudi del Sud in quel momento sotto attacco dei Corsari di Umbar.

Storia[]

Origini e la maledizione di Isildur[]

Non si hanno molte informazioni rigurardo a questo personaggio, salvo il fatto che era il Re degli Uomini Mediani che vivevano sui Monti Bianchi all'epoca della venuta di Elendil e dei suoi figli nella Terra di Mezzo. Sebbene lui e il suo popolo avessero adorato Sauron come un dio durante gli Anni Oscuri, egli si sottomise all'autorità di Isildur e, presso la Roccia di Erech, gli giurò fedeltà promettendogli di venire in aiuto di Gondor qualora il regno dei Dúnedain Meridionali fosse stato minacciato.

Nel 3429 SE l'Oscuro Signore lanciò un violento attacco contro i Numenoreani, e Isildur convocò il Re delle Montagne affinché rispettasse il suo giuramento e venisse in aiuto di Gondor con i suoi guerrieri. Tuttavia questi, intimoriti da Sauron, non risposero alla chiamata di Isildur il quale allora li maledì, condannandoli a non avere pace né da vivi né da morti, finché non avessero ottemperato al loro giuramento.

"«Tu sarai l'ultimo Re, e se l'Occidente si dimostrerà più potente del tuo Nero Padrone, questa maledizione ricadrà su di te e sulla tua gente; finché non sarà compiuto il giuramento non potrete mai aver riposo. Perché questa guerra durerà per anni innumerevoli, e tu sarai chiamato ancora una volta prima della fine.»"
—Maledizione di Isildur, citata da Aragorn, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. II, "Il Passaggio della Grigia Compagnia"

Il Re e il suo popolo si ritirarono dunque nelle profondità dei Monti Bianchi e lì, lentamente, si spensero ma a causa della maledizione di Isildur non fu concesso loro di passare oltre e dunque resuscitarono come spiriti non-morti, infestando quello che in seguito divenne noto come Sentiero dei Morti.

La Guerra dell'Anello e la liberazione dalla maledizione[]

Per secoli gli spiriti del Re delle Montagne e dei suoi guerrieri rimasero in quei luoghi, attendendo colui che li avrebbe liberati, di tanto in tanto lasciando le montagne per recarsi alla Roccia di Erech; essi divennero dunque una terribile leggenda che opprimeva i cuori degli abitanti delle vallate, i quali nelle notti di luna piena si chiudevano in casa e non ne uscivano finché il sole non era ben alto nel cielo.

L'8 Marzo 3019 TE Aragorn, assieme alla Grigia Compagnia, su suggerimento di Galadriel percorse il Sentiero dei Morti e, qualificandosi come erede di Isildur, convocò il Re delle Montagne e i suoi guerrieri alla Roccia di Erech. Qui arringò la schiera delle ombre promettendogli di lberarli dalla loro maledizione se l'avessero seguito a liberare Pelargir, in quel momento sotto assedio da parte delle forze di Mordor.

Aragorn convoca l'Esercito dei Morti alla Roccia di Erech, Abe Papakhian.

Aragorn convoca l'Esercito dei Morti alla Roccia di Erech, Abe Papakhian.

"Allora Elrohir diede ad Aragorn un corno d'argento ed egli lo suono; a coloro che si trovavano nelle vicinanze parve di udire il suono di altri corni rispondere, come un eco in profonde e lontane caverne. Non udirono però altri rumori , pur essendo consci della presenza di un grande esercito radunato intorno al colle. Un vento gelido come il respiro di fantasmi veniva dalle montagne. Allora Aragorn smontò e in piedi, accanto alla Roccia, gridò con voce possente: «Fedifraghi, perché siete venuti?» Si udì una voce rispondergli nella notte come da molto lontano: «Per mantenere il nostro giuramento e avere pace». Allora Aragorn disse: «É giunta infine l'ora. Io vado a Pelargir sull'Anduin, e voi mi seguirete. E quando da questa terra saranno spazzai via i servitori di Sauron, considererò mantenuto il giuramento ed avrete pace e riposo eterno. Perché io sono Elessar, l'erede di Isildur di Gondor. Detto ciò pregò Halbarad di scoprire il grande stendardo che aveva portato; era nero, e se qualche figura vi era riprodotta, era nascosta dall’oscurità. Quindi regnò il silenzio, e durante tutta la notte non si udì né un sussurro né un sospiro. La compagnia si accampò accanto alla Roccia ma dormì poco, per timore delle Ombre che la circondavano."
—Il Signore degli Anelli, libro V, cap. II, "Il Passaggio della Grigia Compagnia".
L'Esercito dei Morti attacca la flotta di Umbar nella Battaglia di Pelargir, Darrell Sweet

L'Esercito dei Morti attacca la flotta di Umbar nella Battaglia di Pelargir, Darrell Sweet

Il Re dei Morti e i suoi guerrieri seguirono dunque Aragorn e la Grigia Compagnia verso Pelargir, liberando la città di Linhir dall'assedio delle forze di Mordor e il 13 Marzo raggiunsero la città alla foce del fiume Anduin. Qui gli spiriti dell'Esercito dei Morti giocarono un ruolo fondamentale nella Battaglia di Pelargir, calando come un fiume in piena sulle forze di Sauron le quali furono travolte dal terrore e coloro che non morirono di paura, fuggirono o si arresero ad Aragorn, consegnandogli praticamente tutta la flotta di Umbar. Una volta terminata la battaglia, Aragorn salì sul ponte di una delle navi catturate e, convocato il Re e i suoi guerrieri al proprio cospetto, ottemperò alla propria promessa liberandoli dalla maledizione di Isildur:

"Tutta la flotta nera era nelle sue mani, ed egli scelse per sé la nave più veloce, e vi salì. Poi fece squillare un grande coro di trombe strappate al nemico, e l'Esercito d'Ombre tornò sulla riva: rimase lì, immobile e silenzioso, invisibile tranne che per il rosso bagliore degli occhi nei quali si riflettevano le fiamme delle navi incendiate. Ed Aragorn si rivolse ai Morti con voce tonante, gridando: «“Udite ora le parole dell'Erede d'Isildur! Avete mantenuto la vostra promessa. Tornate indietro, e non vagate mai più nelle valli! Partite e riposate in pace!”. «A quelle parole il Re dei Morti si fece avanti e, spezzata la sua lancia, ne gettò in terra i pezzi. Poi fece un profondo inchino e si allontanò; tutta l'armata grigia lo seguì velocemente e scomparve come nebbia diradata a un tratto dal vento; a me parve di destarmi da un sogno."
—Gimli racconta di Aragorn che libera l'Esercito dei Morti dalla maledizione, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IX, "L'ultima discussione".

Adattamenti[]

Il Signore degli Anelli: il Ritorno del Re (2003)[]

Il Re dei Morti, al centro, interpretato da Paul Norell si confronta con Aragorn

Il Re dei Morti, al centro, interpretato da Paul Norell si confronta con Aragorn

Nel terzo film della trilogia cinematografica di Peter Jackson, il ruolo del Re dei Morti è interpretato dall'attore britannico Paul Norell. Nonostante alcune importati differenze con il romanzo (in questo adattamento filmico arriva addirittura ad attaccare Aragorn con la propria spada), la rappresentazione del Re dei morti è ritenuta abbastanza fedele con lo spirito del libro.

Il Signore degli Anelli Online (2011)[]