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"«Vecchio pazzo!» disse «Vecchio pazzo! Questa è la mia ora. Non riconosci la Morte quando la vedi? Muori adesso, e vane siano le tue maledizioni!» E con ciò levò alta la spada e delle fiamme percorsero la lama."
—Il Re Stregone a Gandalf, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'Assedio di Gondor".

Il Re Stregone di Angmar, conosciuto anche semplicemente come Re Stregone o Signore dei Nazgûl, era il capo degli Spettri dell'Anello ed il più potente servitore di Sauron tra la Seconda e la Terza Era.

Anticamente uno dei grandi Re degli Uomini, venne corrotto dagli Anelli del Potere di Sauron divenendo un non-morto al suo servizio; dopo la prima sconfitta di Sauron nella Guerra dell'Ultima Alleanza, egli presumibilmente fuggì nell'estremo oriente della Terra di Mezzo per poi riapparire con il ritorno di Sauron nelle vesti del Negromante.

Introno al 1300 TE venne inviato nel nord dell'Eriador dall'Oscuro Signore, con l'incarico di fondare un reame malvagio al fine di combattere contro Arnor. Egli stabilì il proprio reame tra le Montagne di Angmar e da quel giorno divenne noto come Re Stregone di Angmar. Nel 1974 TE, a seguito della sconfitta nella Battaglia di Fornost, il Re Stregone fuggì a Mordor per poi stabilire la propria residenza a Minas Morgul nel 2002 TE strappandola al regno di Gondor.

All'inizio della Guerra dell'Anello venne inviato da Sauron sulle tracce del Portatore dell'Anello, spingendosi fino alla Contea e dando una caccia spietata agli hobbit. Nel corso del conflitto guidò le forze di Mordor nell'offensiva contro Gondor, conquistando Osgiliath e sottoponendo Minas Tirith ad un duro assedio. Alla fine venne ucciso dagli sforzi combinati di Éowyn e dell'hobbit Meriadoc Brandibuck durante la Battaglia dei Campi del Pelennor.

Nomi e titoli[]

Il Re Stregone nel corso degli anni fu noto con diversi nomi e titoli:

  • Signore dei Nove
  • Signore dei Nazgûl
  • Signore di Morgul
  • Re Stregone di Angmar
  • Argûl (Signore di Magia Nera in Sindarin)
  • Signore di Minas Morgul
  • Capitano Nero
  • Capitano della Disperazione
  • Dwimmerlaik
  • Signore delle Carogne

Aspetto e poteri[]

Aspetto[]

Dalle descrizioni rinvenute ne Il Signore degli Anelli e nei volumi di The History of the Middle Earth, si può presumere che prima di diventare uno spettro maligno egli fosse in realtà un Dúnedain: infatti è descritto come molto alto e dagli occhi grigi, caratteristiche tipiche del popolo dell'Ovesturia.

Nel libro appare come un' inquietante e maestosa figura nera, avvolto da un mantello ugualmente nero, ma il suo volto e il suo corpo, a meno che non siano coperti da vestiti, non sono visibili agli occhi dei mortali e l'unica cosa chiara alla vista di questi sono i suoi occhi rossi fiammeggianti.

Frodo lo vide quando entrò nel loro mondo grazie al potere dell'Anello e potè osservare come la sua pelle fosse bianca e i capelli ugualmente bianchi.

Poteri[]

In quanto membro dei Nazgûl, il Re Stregone possiede già di per sé enormi poteri che travalicano quelli dei normali Uomini e molti Elfi. Egli è ammantato dall'Alito Nero, un pericoloso potere oscuro che contamina chiunque venga in contatto con lui e lo avvelena corrompendolo e, molto spesso causandone una morte atroce.

Inoltre, in quanto primo luogotenente di Sauron, egli possiede una magia ancora maggiore rispetto ai normali Spettri dell'Anello, cosa che lo pone praticamente al pari degli Istari i quali, appartenendo alla stirpe dei Maiar, sono tra gli esseri più potenti di Arda. È in grado di distruggere le normali spade con un semplice gesto della mano e non può essere ferito da esse a meno che non siano incantate.

Come tutti i Nazgûl è più potente durante la notte o quando il sole è oscurato e più il potere di Sauron si rafforza, più si rafforza anche il suo. È addentro a molte arti della magia nera e conosce diversi incantesimi sia di attacco che di protezione; fu lui ad ammantare l'ariete Grond di potenti incantesimi che impedirono ai difensori di Minas Tirith di distruggere tale macchina ossidionale durante l'Assedio di Gondor.

Biografia[]

La Seconda Era[]

Origini[]

I Nove Nazgûl, spartank42.

Ben poco si conosce riguardo alle origini di questo terribile personaggio. Molti credono che egli un tempo fosse un grande signore numenoreano, esperto di arti magiche, che risiedeva nella Terra di Mezzo e che in seguito venne corrotto da Sauron grazie ad uno degli Anelli del Potere che, oltre ad accrescerne la potenza, ebbe come risultato il suo assoggettamento alla volontà dell'Oscuro Signore.

Una teoria dei fan, basata su alcune dichiarazioni di Tolkien, ha ipotizzato che il Re Stregone fosse un Principe della Casa Reale di Númenor di nome Isilmo. La prima apparizione dei Nazgûl documentata dalle cronache risale al 2551 SE, dunque è ipotizzabile che egli sia diventato un servitore di Sauron in quella data o poco prima.

Per i successivi 1200 anni egli servì fedelmente l'Oscuro Signore guidando i Nazgûl contro i suoi nemici e gettando il terrore nei loro cuori.

La prima sconfitta di Sauron e la Guerra dell'Ultima Alleanza[]

Dopo la cattura di Sauron ad opera di Ar-Pharazôn, i Nazgûl si mantennero in un stato di quiescenza per circa uno o due secoli in attesa del ritorno del loro signore.

Dopo la Caduta di Númenor e il ritorno di Sauron a Mordor, essi ripresero il proprio posto accanto all'Oscuro Signore assistendolo nella ricostruzione delle sue armate e del suo potere. Nel 3441 SE l'Oscuro Signore guidò le armate di Mordor durante la Guerra dell'Ultima Alleanza e il Re Stregone fu al suo fianco come suo comandante in seconda.

Dopo la Battaglia di Dagorlad e la definitiva sconfitta di Sauron, il Re stregone scomparve dalla Terra di Mezzo assieme agli altri Nazgûl e per quasi mille anni non si ebbe più notizia degli Spettri dell'Anello.

La Terza Era[]

Nel 1050 TE Sauron ritornò nella Terra di Mezzo, stabilendo la propria residenza a Dol Guldur, a sud di Bosco Atro, e assumendo l'identità del Negromante. In questo periodo si ha notizia dell'apparizione degli Spettri dell'Anello, nuovamente guidati dal Re Stregone.

Il regno di Angmar[]

Il Re Stregone nella fortezza di Carn Dûm, Stephen Walsh.

Nel 1300 TE il Re Stregone, probabilmente su ordine di Sauron, si stabilì nell'estremo nord della regione dell'Eriador e, chiamati a sé i servitori dell'Oscuro Signore (quali Orchi, Troll e Numenoreani Neri), fondò il Regno di Angmar.

Era questo un regno malvagio creato unicamente allo scopo di provocare la caduta del Regno di Arnor dei Dúnedain, contro il quale il Re Stregone condusse una secolare guerra spietata, servendosi delle sue arti maligne e di grandi armate di orchi.

Favorito in quest'opera dalle divisioni tra i Dúnedain, che si erano divisi in tre deboli regni indipendenti, nel 1974 TE il Re Stregone potè dire di aver compiuto il proprio incarico, conquistando Fornost (capitale dell'ultimo regno Dúnedain dell'Arthedain) e causando la morte dell'ultimo Re Arvedui della stirpe di Isildur.

La fine del Regno di Angmar e il ritorno a Mordor[]

Il Re Stregone fugge dopo la battaglia di Fornost, inseguito da Eärnur e Glorfindel.

La distruzione del Regno dell'Arthedain mise in allarme sia gli Elfi del Lindon che il Regno di Gondor, che nel 1975 TE formarono così un grande Alleanza, guidata dal Principe di Gondor Eärnur e dal Principe Elfico Glorfindel, guidando un imponente esercito contro il Re Stregone di Angmar, con l'obiettivo di liberare la città di Fornost (in quel momento occupata dalle truppe del Re Stregone) e sconfiggere una volta per tutte il Regno di Angmar.

Lo scontro avvenne a poca distanza della città e in quella che in seguito divenne nota come la Battaglia di Fornost, le truppe alleate inflissero una durissima sconfitta all'esercito del Re Stregone causando così la fine del Regno di Angmar. Alla fine della battaglia il Re Stregone fuggì a cavallo dal luogo dello scontro e Eärnur, galvanizzato dalla vittoria, fece per lanciarsi al suo inseguimento ma fu trattenuto da Glorfindel, il quale profetizzò la fine del Re Stregone con le seguenti parole:

"«Non inseguirlo! Mai più Egli ritornerà in queste terre. Ancora molto là di venire è il suo fato, ed egli non cadrà per mano di un uomo.»"
Glorfindel, Il Signore degli Anelli, Appendice A, "Gondor e gli Eredi di Anárion".

Minas Morgul, dal 2002 TE l'antica fortezza di Isildur divenne residenza del Re Stregone di Angmar.

Dopo la distruzione del suo regno, il Re Stregone tornò a far rapporto al suo signore il quale, lungi dall'adirarsi, fu compiaciuto dalla distruzione di Arnor, uno dei suoi nemici più temuti, e inviò il suo servo a Mordor per preparare il suo ritorno assieme agli altri Nazgûl.

Nell'anno 2000 TE, sentendosi ormai abbastanza forti, i Nazgûl lanciarono una sortita da Mordor attaccando Gondor, in quel momento indebolito dalla Grande Pestilenza e dagli attacchi dei Carrieri.

Nel 2002 TE conquistarono Minas Ithil, che venne poi rinominata Minas Morgul e il Re Stregone vi pose la sua residenza. Nel 2043 TE sfidò a duello il Re di Gondor Eärnur, che però rifiutò.

Nel 2050 TE rinnovò la sua sfida che questa volta fu accettata dal Sovrano che si diresse a Minas Morgul, affidando il regno al suo Sovrintendente, per non tornarvi mai più. Presumibilmente il Re Stregone uccise Eärnur ponendo così fine alla Linea di Anárion.

La Guerra dell'Anello[]

L'invio nella Contea e la caccia agli Hobbit[]

Il Re Stregone e gli altri Nazgûl lasciano Mordor diretti alla Contea

Dopo che Sauron scoprì da Gollum che l'Unico Anello era custodito da un Hobbit della Contea, inviò i Nazgûl nelle terre degli hobbit affinché lo recuperassero e a capo di essi pose naturalmente il Re Stregone. Questi si mossero da Minas Morgul cavalcando i loro oscuri destrieri e spargendo il terrore in tutte le terre che attraversavano.

Riunitisi con Khamûl l'Esterling e gli altri Nazgûl di Dol Guldur, gli spettri ridiscesero l'Anduin e, approfittando di un attacco a Osgiliath, attraversarono il fiume e si diressero verso la Contea.

Mentre cavalcavano verso ovest il Re Stregone volle fermarsi a Isengard per prendere in consegna Gandalf, allora prigioniero di Saruman, e chiedere al suo "alleato" come mai non avesse riferito a Sauron ciò che sapeva degli Hobbit. Quando però giunse a Isengard Gandalf era già fuggito e Saruman, il cui potere era ancora forte, riuscì a persuaderlo che lui non sapeva niente e l'unico a conoscere gli hobbit era Gandalf.

Sebbene non del tutto persuaso il Re Stregone lasciò la Nan Curunír accettando le spiegazioni dello stregone, ma lungo la strada incontrarono Grima Vermilinguo che, interrogato dai Nazgûl, in preda al terrore rivelò che in realtà Saruman gli aveva mentito, mettendoli pure sulla strada per la Contea. Soddisfatto il Re Stregone lasciò andare Grima, prevedendo che avrebbe causato la rovina di Saruman, e con gli altri Spettri attraversò l'Isen e si diresse a briglia sciolta verso nord-ovest. Mentre percorrevano la strada per Brea i Nazgûl intercettarono diverse spie di Saruman e, dopo averle interrogate ottenendo ulteriori informazioni utili sulla Contea, le rimandarono a Brea dicendo che d'ora in poi avrebbero servito Mordor e non Orthanc.

La sera del 22 Settembre i nove raggiunsero il Sarnoguado e, dopo aver disperso le guardie dei Raminghi del Nord, penetrarono nel paese degli hobbit. Il Re Stregone decise che non aveva senso penetrare tutti nella Contea, così inviò Khamûl l'Esterling e altri tre spettri verso Hobbiville, mentre lui e gli altri si sarebbero appostati sulla strada per Brea qualora gli fossero sfuggiti

Tuttavia quando giunsero a Hobbiville trovarono Casa Baggins vuota, in quanto Frodo si era già trasferito nella sua casa di Crifosso; si gettarono dunque al suo inseguimento battendo tutte le strade da Hobbiville fino alla Terra di Buck e Khamûl fu sul punto di scoprire Frodo e i suoi compagni, ma l'arrivo di Gildor e della sua compagnia di Elfi gli impedì di raggiungere gli Hobbit.

Anche quando gli spettri giunsero a Crifosso arrivarono troppo tardi e trovarono solo Fredegario "Grassotto" Bolgeri che, dopo aver sbarrato la porta, sgattaiolò fuori dalla casa e suono l'allarme della Terra di Buck mettendo in allarme gli hobbit e costringendo i Nazgûl a fuggire.

Nonostante questi insuccessi il Re Stregone non rinunciò alla caccia e divise i Nazgûl affinché battessero tutte le strade alla ricerca di Frodo e dei suoi compagni. Tuttavia i quattro Hobbit, anche grazie all'aiuto di Tom Bombadil, riuscirono a raggiungere sani e salvi Brea, dove si incontrarono con Aragorn.

Il loro arrivo venne notato dalle spie di Mordor e alla fine i Nove giunsero anche a Brea, dove tentarono senza successo di rapire Merry mentre questi passeggiava fuori dalla locanda. La notte attaccarono il Puledro Impennato, ma fecero nuovamente un buco nell'acqua e, per la frustrazione, si abbandonarono a terrificanti grida che terrorizzarono l'intera popolazione per poi fuggire dal paese.

L'aggressione a Frodo a Colle Vento[]

Il Re Stregone si avventa su Frodo a Colle Vento, Ted Nasmith.

"Due delle figure si arrestarono. La terza era più alta delle altre: i capelli lunghi luccicavano e sull'elmo era posta una corona. In una mano stringeva una lunga spada, nell'altra un coltello; sia la mano che il coltello ardevano con una pallida luce; fece un balzo in avanti e si lanciò su Frodo"
Il Signore degli Anelli, libro I, cap. XI, "Un coltello nel buio".

Anche se gli erano sfuggiti a Brea, il Re Stregone non si perse d'animo e, sapendo che avrebbero cercato di raggiungere Gran Burrone, decise di sorvegliare tutte le strade che da Brea conducevano a Imladris. Fu durante un giro di pattugliamento che i nove scoprirono Gandalf accampato a Colle Vento e lo attaccarono. Lo Stregone tuttavia resistette, e cercò di tirarsi dietro gli avversari così da liberare la strada a Frodo, ma il Re Stregone inviò solo quattro spettri ad inseguirlo mentre con gli altri rimase in agguato lungo la strada.

Si rivelò una mossa astuta: infatti così i Nove furono in grado di notare l'arrivo di Aragorn e dei quattro hobbit a Colle Vento. Una volta scesa la notte, il Re Stregone in persona e gli altri quattro nazgûl attaccarono il bivacco degli sventurati. Nonostante la pronta reazione di Aragorn il Re Stregone riuscì a colpire Frodo con una Lama di Morgul e a infettarlo con l'Alito Nero prima di essere costretto alla fuga. Aragorn e gli Hobbit cominciarono dunque una corsa contro il tempo per raggiungere Elrond a Gran Burrone e curare Frodo, perennemente braccati dai Nazgûl.

Lungo la strada i cinque compagni incontrarono l'elfo Glorfindel, che gli era stato mandato incontro da Elrond prevedendo guai, il quale si accollò Frodo sul suo cavallo per condurlo il più presto possibile a Gran Burrone. Tuttavia lungo la strada i Nazgûl intercettarono l'elfo che, cercando di guadagnare tempo, smontò da cavallo e lasciò che fosse il suo destriero a condurre Frodo da Elrond.

Frodo, ferito e indebolito dall'Alito Nero, tenta di opporsi ai Nazgûl presso il Bruinen in un'illustrazione di Ted Nasmith

Tuttavia gli Spettri lo ignorarono e si gettarono all'inseguimento dell'Hobbit. Dopo una frenetica corsa Frodo e Asfaloth riuscirono a raggiungere il Bruinen, che segnava il confine dei domini di Elrond, e attraversarono il guado; tuttavia il Re Stregone, benché titubante all'idea di attraversare il fiume, non volle rinunciare a mettere le mani sull'Hobbit e l'Anello tentando di utilizzare l'influenza derivatagli dall'Alito Nero per cercare di convincere Frodo a tornare indietro.

"Improvvisamente il Cavaliere che si trovava più avanti spronò il proprio cavallo che, sentendo l'acqua, si arrestò impennandosi. Con grande sforzo, Frodo riuscì a sedere dritto e a brandire la spada. «Andatevene via!» gridò «Tornatevene nella Terra di Mordor e non seguitemi più!» Anche alle sue orecchie la voce suonava flebile e stridula. [...] I suoi nemici gli risero in faccia con un ghigno crudele e raggelante «Torna qui! Torna qui!» chiamavano «Ti porteremo a Mordor!» [...] «Per Elbereth e Luthien la Bella» [...] «Non avrete né l'Anello né me!» Fu allora che il capo, già a metà strada del Guado, si alzò minaccioso sulle staffe e levò la mano. Frodo divenne improvvisamente muto. Sentì la lingua paralizzarglisi nella bocca, e il cuore battere affannosamente. La spada si frantumò e gli cadde dalla mano tremante."
Il Signore degli Anelli, libro I, cap. XII, "Fuga al guado".

I Nazgûl vengono travolti dalle acque del Bruinen in un'illustrazione di Ted Nasmith.

Sebbene indebolito e in preda al delirio a causa della ferita, Frodo rifiutò risolutamente di obbedire e, anzi, tentò di opporsi ai Nove sguainando la sua spada e minacciandoli. Tuttavia, sebbene di animo forte, l'hobbit non poteva opporsi allo strapotere del Re Stregone, al quale bastò alzare la mano per frantumare la sua piccola spada e ammutolire Frodo, il quale rimase paralizzato e incapace di reagire.

Convinti di averlo in pugno i Nazgûl si fecero avanti per attraversare il fiume, ma allora intervenne la magia di protezione di Elrond, la quale creò una piena di acqua nel fiume che li travolse, mentre Aragorn, Glorfindel e gli altri Hobbit vennero in aiuto di Frodo con grandi torce impedendo agli spettri la ritirata; la piena fu così violenta che li trascinò a valle per molte miglia e uccise le loro cavalcature, costringendoli a ritornare a Mordor con le pive nel sacco.

La Guerra e le battaglie contro i Popoli Liberi[]

Dopo gli eventi del Guado del Bruinen non si hanno notizie precise dei Nazgûl e del Re Stregone: presumibilmente una volta scampati alla furia delle acque rubarono delle cavalcature e ritornarono a Barad-dûr per riferire all'Oscuro Signore il fallimento della loro impresa. Qui Sauron li dotò di nuove cavalcature, inviandoli a continuare la caccia al Portatore dell'Anello, ma non è chiaro se anche lo stesso Re Stregone abbia preso parte alla caccia.

Il Re Stregone guida le sue armate fuori da Minas Morgul in un'illustrazione di Alan Lee.

Mentre a Rohan le forze dei Rohirrim e degli Ent si opponevano agli eserciti di Isengard, L'Oscuro Signore decise che era il momento di attaccare gli uomini e, non immaginando neppure lontanamente che i Popoli Liberi volessero distruggere il suo Anello, concentrò le proprie forze contro il regno di Gondor, che per secoli gli si era opposto e avrebbe rappresentato un pericolo ancora più grande qualora il Sovrintendente Denethor fosse venuto in possesso dell'Unico Anello. Il Re Stregone tornò dunque a Minas Morgul, dove si apprestò a preparare le proprie truppe e i piani di invasione del regno dei Dúnedain.

Al momento della partenza delle truppe verso Gondor rischiò di incontrarsi con Frodo: l'hobbit infatti, accompagnato da Sam e guidato da Gollum, visto che la via del Nero Cancello era sbarrata tentava di raggiungere Mordor passando per il passo di Cirith Ungol, il che comportava dover per forza attraversare la Valle di Morgul, regno del Signore dei Nazgûl.

"Erano premute da un gran numero di Uomini a cavallo che si muovevano come ombre ordinate, alla cui testa cavalcava il più alto di tutti: un Cavaliere interamente nero, che aveva però sulla testa incappucciata un elmo come una corona scintillante d’una luce micidiale. Si stava avvicinando al ponte, e Frodo lo seguiva guardandolo fisso, incapace di chiudere le palpebre, incapace di distogliersi. Non era quello il Signore dei Nove Cavalieri ritornato sulla terra per condurre il suo spaventoso esercito in guerra? Ivi, sì, proprio innanzi a loro, era lo spettrale re che con la sua gelida mano, armata d’un mortifero pugnale, aveva colpito il Portatore dell'Anello. [...] il Cavaliere s’arrestò all’improvviso, appena prima di mettere piede sul ponte; dietro di lui l’esercito si fermò. Vi fu una pausa, un morto silenzio. Forse l’Anello invocava il Re degli Spettri, e questi ne era turbato, percependo qualche altro potere nella sua valle. Da un lato e dall’altro si volse la scura testa dall’elmo forgiato nella paura, e spazzò le ombre con occhi invisibili. Frodo attese, come un uccello all’avvicinarsi di un serpente, incapace di muoversi. [...] In quel momento il Re degli Spettri spronò il suo cavallo, avanzando quindi sul ponte seguito dalla nera schiera. Forse i suoi occhi invisibili nulla poterono contro gli elfici manti, e la mente del suo piccolo nemico, avendo acquistato più forza, aveva deviato il suo pensiero. Aveva fretta. L’ora era già scoccata, ed egli doveva eseguire gli ordini del suo grande Padrone, marciando in guerra verso l’Occidente."
Il Signore degli Anelli, libro IV, cap. VIII "Le Scale di Cirith Ungol"


L'attacco a Gondor[]

Il Re Stregone guida l'Ariete Grond, Fratelli Hildebrandt.

Sentendosi abbastanza potente il Re Stregone decise di lanciare l'attacco a Gondor con tutte le forze di cui disponeva a Minas Morgul, rinforzate da battaglioni di orchi di Mordor e Haradrim. Tra il 10 e il 12 marzo 3018 TE le sue truppe del Re Stregone investirono la città di Osgiliath, conquistandola dopo una dura lotta nonostante l'accanita resistenza di Faramir, e la fortezza di Cair Andros assicurandosi così il controllo dei guadi dell'Anduin.

Conquistati i guadi lanciò dunque l'assalto al Rammas Echor, che cadde piuttosto facilmente, per poi dare il via all'assedio di Minas Tirith. Siccome le mura della città erano costruite in materiale numenoreano, e quindi praticamente indistruttibile, il Re Stregone concentrò le sue forze contro i cancelli di Minas Tirith: perciò egli si servì del possente ariete da guerra Grond, così chiamato in onore dell'antica arma di Morgoth, che egli stesso aveva incantato con potenti magie di protezione affinché fosse immune alle armi degli assediati.

Gandalf si contrappone al Re Stregone in un'illustrazione di Angus McBride.

Alla fine le porte della città cedettero ed egli, a cavallo di un destriero nero, fece il suo ingresso nella fortezza affrontando Gandalf con una spada fiammeggiante.

"Il Signore dei Nazgûl entrò sul suo cavallo. Si ergeva immenso, un'enorme figura nera contro il bagliore degli incendi, una terribile minaccia di disperazione. Il Signore dei Nazgûl si fece avanti, varcando l'arco che mai nemico aveva oltrepassato, e tutti fuggirono innanzi a lui. Tutti eccetto uno. In attesa, immobile e silenzioso in mezzo allo spiazzo del cancello, sedeva Gandalf su Ombromanto [...]. «Non puoi entrare qui» disse Gandalf, e l'enorme ombra si fermò. «Torna negli abissi preparati per te! Torna indietro! Affonda nel nulla che attende te e il tuo Padrone. Via!» Il Cavaliere nero fece scivolare il cappuccio e, meraviglia!, portava una corona regale; eppure sotto di essa vi era una testa invisibile, poiché fra la corona e l grandi e scure spalle ammantate brillavano rossi i fuochi. Da una bocca inesistente proruppe un riso micidiale. «Vecchio pazzo!» disse «Vecchio pazzo! Questa è la mia ora. Non riconosci la Morte quando la vedi? Muori adesso, e vane siano le tue maledizioni!» E con ciò levò alta la spada e delle fiamme percorsero la lama."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'Assedio di Gondor".


Tuttavia tra Gandalf e il Re stregone non vi fu alcuno scontro in quanto quest'ultimo, attirato dal suono dei corni che segnalavano l'arrivo dei rinforzi provenienti da Rohan, voltò la sua cavalcatura e tornò verso le retrovie per riorganizzare le sue forze.

Lo scontro con Éowyn e la morte[]

Théoden viene disarcionato dal Re Stregone in un'illustrazione

"L'Ombra Voante puntò verso terra e infine, piegando le ali, lanciò un urlo gracchiante e si posò sul corpo di Nevecrino, affondandovi le grinfie, e curvano il lungo collo spoglio. Su di esso sedeva una figura avvolta in un manto nero, immensa e minacciosa. Portava una corona d'acciaio, fra il cui bordo e le vesti non vi era nulla, se non il micidiale bagliore degli occhi: il Signore dei Nazgûl"
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La Battaglia dei Campi del Pelennor".

Ritiratosi precipitosamente da Minas Tirith, il Re Stregone cambiò la propria cavalcatura salendo in groppa alla sua Bestia Alata e si gettò contro i Rohirrim assieme agli altri Nazgûl, creando ulteriore scompiglio.

Quando vide Théoden a terra si avventò su di lui assieme alla sua mostruosa cavalcatura, intenzionato ad ucciderlo dando così il colpo di grazia al morale dei Cavalieri di Rohan. Tuttavia, prima che potesse vibrare il colpo, tra lui e il Re si frappose Éowyn la quale, sebbene terrorizzata si preparò a difendere l'amato zio con le unghie e con i denti, diffidando il Luogotenente di Sauron a sfiorare il corpo del Re e sfidandolo a passare il suo corpo.

Inizialmente il Re Stregone non dette molto peso alle minacce della Principessa di Rohan, ancora travisata in vesti maschili, intimandole di levarsi di torno altrimenti l'avrebbe trascinata prigioniera a Barad-dûr e fatta sottoporre ad orribili torture da parte di Sauron in persona.

Éowyn si frappone tra il Re Stregone e Théoden, Nick Robles.

Éowyn non desistette e rinnovò la sua sfida, suscitando in un primo momento l'ilarità dell'avversario che, conscio della profezia di Glorfindel, era sicuro di non poter essere in alcun modo danneggiato da uomini mortali; fu allora che la fanciulla gettò la sua maschera rivelando la sua natura di donna:

"«Vattene, maledetto Dwimmerlaik, signore delle Carogne! Lascia in pace i morti!» Una voce glaciale le rispose: «Non metterti tra il Nazgûl e la sua preda! Oppure non ti ucciderà quando verrà il tuo momento, ma ti porterà nelle case dei tormenti, dove la tua carne sarà divorata e la tua mente raggrinzita sarà lasciata nuda davanti all'Occhio Senza Palpebre!» Una spada risuonò mentre veniva sguainata. «Fai quello che vuoi, io te lo impedirò se potrò!» «Impedirmelo? Sei pazzo! Nessun uomo vivente può impedirli nulla!» [...] «Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna! Io sono Éowyn figlia di Eomund. Tu ti ergi fra me e il mio signore dello stesso mio sangue! Vattene, se non sei immortale! Viva o morente ti trafiggerò, se lo tocchi!"
—Dialogo tra Éowyn e il Re Stregone, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La Battaglia dei Campi del Pelennor".

Éowyn colpisce il Re Stregone, Tiziano Baracchi.

Inizialmente colto alla sprovvista dalla rivelazione (forse ebbe il sentore che la profezia di Glorfindel nascondesse più interpretazioni) il Re Stregone lanciò la sua orrida cavalcatura contro la fanciulla, ma Éowyn fece in tempo ad evitare l'attacco e a decapitare la bestia disarcionando l'avversario. Infuriato il Re Stregone si rialzò e, dopo aver lanciato un urlo lacerante, attaccò con furia la giovane, spezzandole lo scudo e il braccio sinistro con la sua enorme mazza da guerra.

"Dalla carcassa della bestia si levò il Cavaliere Nero, imponente e minaccioso. Con un urlo di odio che lacerò le orecchie come una lama velenosa egli lasciò cadere la sua mazza. Lo scudo di Éowyn andò in mille frantumi e il suo braccio si ruppe; ella cadde in ginocchio. Il Nazgûl si curvò su di lei sovrastandola come una nube, e i suoi occhi scintillavano; alzò di nuovo la mazza, pronto a uccidere. Ma all’improvviso anch'egli cadde in avanti con un terribile urlo di dolore, mancando il colpo e affondando la mazza nel terreno. La spada di Merry l'aveva trafitto alle spalle, squarciando il nero manto e la cotta di maglia, e colpendo il tendine del suo possente ginocchio. «Éowyn! Éowyn!», gridò Merry. Ed ella, barcollando e cercando di alzarsi in piedi, raccolse tutte le forze che le rimanevano e infilò la spada fra la corona e il manto, mentre le grandi spalle si chinavano su di lei. La spada si ruppe in mille pezzi. La corona rotolò con fragore. Éowyn cadde in avanti sul corpo del nemico abbattuto. Ma stranamente il manto e la cotta di maglia erano vuoti. Giacevano per terra informi, laceri e ammonticchiati; un urlo si levò nell’aria vibrante, spegnendosi con una nota acuta, un lacerante lamento che scomparve con il vento, una voce senza corpo che si estinse e fu inghiottita e non si udì mai più in quell'era del mondo."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La Battaglia dei Campi del Pelennor".


Probabilmente il Servo dell'Anello sarebbe stato stato sul punto di ucciderla se Merry non fosse intervenuto colpendo il Re Stregone dietro al ginocchio con una Lama delle Tumulilande, l'unica in grado di ferirlo seriamente poiché create appositamente per ferire le creature del male.

La ferita provocò nel Nazgûl un momento di cedimento, permettendo a Éowyn di infliggergli il colpo di grazia con la sua spada, infilando la lama tra la corona e il manto, dove avrebbe dovuto trovarsi il volto, la quale tuttavia si spezzò a causa dell'enorme potere sprigionato. Così il Re Stregone morì, secondo quanto detto dalla profezia di Glorfindel, il quale aveva predetto che "nessun uomo" l'avrebbe ucciso.

Adattamenti[]

Il Signore degli Anelli (1978)[]

Nazgûl nell'adattamento del 1977.

Nel film animato di Bakshi il Re Stregone è indistinguibile dagli altri Spettri dell'Anello; tutti sono vestiti con mantelli neri e marroni e nessuno sembra essere in grado di parlare chiaramente.

La scena del guado del Bruinen, in cui Frodo si confronta con i Nazgûl, è però resa in maniera piuttosto fedele rispetto al romanzo.

Il Ritorno del Re (1980)[]

Il Re Stregone nell'adattamento del 1980.

In questo film animato la figura del Re Stregone è realizzata abbastanza fedelmente come anche i suoi dialoghi sono piuttosto fedeli al libro, sebbene la sua voce appaia sgradevolmente elettronica e falsa e più che spaventosa sembra ridicola.

Inoltre non lo si vede in groppa alle Bestie Alate ma semplicemente a dei cavalli neri dotati di ali.

Nessun attore fu accreditato come doppiatore del personaggio

Trilogia de Il Signore degli Anelli (2001-2003)[]

Il Re Stregone nella trilogia di Jackson.

Nella trilogia cinematografica di Peter Jackson è interpretato dall'attore neozelandese Lawrence Makoare ed è doppiato da Andy Serkis. Il suo volto invisibile, ne Il ritorno del re, è coperto da un ibrido della maschera che aveva indossato nella battaglia a Fornost e della corona.

Le sue azioni e quelle degli altri Spettri dell'Anello differiscono da quelle narrate nel libro: ne La Compagnia dell'Anello attaccano la Locanda del Puledro Impennato di Brea, mentre nel libro sono i loro complici locali a fare l'incursione. A Colle Vento ingaggiano anche un lungo duello con Aragorn durante il quale alcuni Spettri prendono fuoco, mentre nel libro Aragorn li costringe ad allontanarsi con una torcia infuocata. Infine al guado i Nove Spettri fronteggiano Frodo e Arwen e sono spazzati via da un'onda provocata da quest'ultima, mentre nel libro il ruolo di Arwen è svolto da Glorfindel che aveva lasciato che Frodo procedesse da solo nella fuga e l'incantesimo è evocato da Elrond.

Nel secondo film della trilogia il Re Stregone appare in due occasioni a cavallo di una creature alata simile a un drago: la prima volta mentre sorvola le Paludi Morte alla ricerca di FrodoSam e Gollum che vi si nasconodo, in questo caso abbastanza fedelmente a quanto riportato nel libro; la seconda volta appare ad Osgiliath dove arriva ad un passo dal recuperare l'Anello da Frodo prima di essere allontanato da Faramir, cosa mai accaduta nel romanzo.

Ne Il ritorno del re il Re Stregone è a capo dell'esercito di Sauron che da Minas Morgul marica su Minas Tirith. Non avverte la presenza dell'Anello come nel libro ma è riconosciuto da Frodo. Durante l'assedio di Minas Tirith il Re Stregone arriva dopo che il cancello di Gondor è stato distrutto per mezzo del gigantesco ariete Grond. Nel libro invece è lui stesso ad abbatterlo e a provocare il caos con la sua bestia alata tra i difensori.

Nel film i primi nemici a entrare in città sono gli orchi dalle torri d'assedio e i Troll dal cancello. Nell'edizione estesa del film, mentre Gandalf sta scendendo dai livelli più alti della Cittadella viene attaccato dal Re Stregone in sella ad una Bestia Alata; lo Stregone tenta di opporsi a lui ma il luogotenente di Sauron abbatte la sua difesa e riesce a frantumare il suo bastone (mentre nel libro di non si fa menzione di ciò), apprestandosi ad ucciderlo. Lo scontro è però interrotto dall'arrivo dei Rohirrim.

Durante la Battaglia dei Campi del Pelennor è armato con una spada ed un enorme mazzafrusto (non di una mazza come nel libro). Col mazzafrusto colpisce più volte Éowyn fino a frantumarle lo scudo, con conseguente rottura del braccio sinistro. Grazie all'intervento di Merry, tuttavia, la giovane guerriera riesce a colpire lo Spettro, che viene così distrutto.

Trilogia de Lo Hobbit (2012-2014)[]

Re Stregone nella trilogia de "Lo Hobbit".

Il personaggio compare anche nella Trilogia de "Lo Hobbit" di Jackson, prequel della trilogia de Il Signore degli Anelli, nonostante il personaggio non compaia mai nell'omonimo romanzo: nel primo film, Un viaggio inaspettato, appare a Dol Guldur, dove aggredisce Radagast.

In questa occasione ha un aspetto molto simile a quello de La Compagnia dell'Anello quando viene visto da Frodo indossando l'Unico Anello. Inoltre nel film, durante l'incontro del Bianco Consiglio a Imladris, viene detto che dopo la Battaglia di Fornost i Dúnedain lo rinchiusero in un sepolcro protetto da incantesimi, cosa falsa in quanto il Re Stregone fuggì in realtà a Mordor.

Nella versione estesa del secondo film, La desolazione di Smaug, viene mostrata brevemente la sua sepoltura, narrata dalla voce di Galadriel. Nel terzo film, La battaglia delle cinque armate, lo si può chiaramente riconoscere dall'elmo-corona che porta (simile a quello della precedente trilogia) e che è alla destra del suo secondo, Khamûl, e brandisce due spade.

Combatte insieme agli altri otto Spettri contro il Bianco Consiglio, venuto a salvare Gandalf, mettendo in difficoltà sia Elrond che Saruman; alla fine viene scacciato assieme ai suoi simili e a Sauron da Galadriel.

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