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I Sette Padri dei Nani
"E Aulë creò i Nani così come essi sono tuttora, perché le forme dei Figli che dovevano venire non erano chiare nella sua mente e perché il potere di Melkor si estendeva ancora sulla Terra; ed egli desiderava quindi che essi fossero forti e inflessibili. Ma, temendo che gli altri Valar potessero biasimarne l’opera, li plasmò in segreto: ed egli fece per primi i Sette Padri dei Nani in un’aula sotto le montagne della Terra di Mezzo"
Il Silmarillion, cap. II, "Aulë e Yavanna".

Padri dei Nani è il titolo con il quale vengono chiamati i primi sette Nani creati dal Vala Aulë e dai quali discesero poi le Sette Casate di quel popolo. Solo di tre di loro ci è stato tramandato il nome e solo di uno si hanno informazioni abbastanza dettagliate.

Nomi conosciuti Modifica

Storia Modifica

La creazione e l'adozione tra i Figli di Ilúvata Modifica

Dopo che i Valar si trasferirono in Aman ed ebbero completato la costruzione delle nuove dimore, essi rimasero in attesa della venuta dei Figli di Ilúvatar annunciata nel tema della Grande Musica. Tuttavia per la maggior parte di loro (salvo forse che per Manwë e Mandos) quella parte del tema non era stata molto chiara, ragion per cui essi non sapevano né quando essi sarebbero giunti, né quale aspetto avrebbero avuto.

Tra tutti i Valar però, Aulë era quello più impaziente in quanto bramava di avere degli allievi ai quali insegnare la propria arte e trasmettere le sue conoscenze.

Aulë crea i Nani by Denis Gordeev

Aulë crea i padri dei Nani

Così, di nascosto agli altri Valar, si recò nella Terra di Mezzo e, in un'aula sotterranea nelle montagne, creò i primi di una nuova razza di sua creazione: i Padri dei Nani. Così, appena le nuove creature presero vita, Aulë se ne compiacque e cominciò ad insegnargli i primi rudimenti della lingua che aveva immaginato per loro. La sua opera però non era passata inosservata ad Eru, il quale intervenne parlando ad Aulë:

"«Perché hai fatto questo? Perché hai tentato ciò che sai trascendere il tuo potere e la tua autorità? Che tu hai avuto da me quale dono il tuo proprio essere soltanto, e null'altro; sicché le creature della tua mano e della tua mente possono vivere soltanto grazie a tale essere, muovendosi quando tu pensi di muoverle e, quando il tuo pensiero sia altrove, giacendo in ozio. È dunque questo il tuo desiderio?»"
—Eru si rivolge a Aulë, Il Silmarillion, cap. II, "Aulë e Yavanna".
Aulë and the dwarves by Ted Nasmith

Aulë si appresta a distruggere i suoi stessi figli

Il fabbro dei Valar fu colto di sorpresa dall'intervento di Ilúvatar e, rendendosi conto che le sue azioni andavano contro il disegno, si disse mortificato e affermò che l'amore per l'opera di Eru e l'impazienza di aver qualcuno a cui insegnare la propria arte lo avevano reso cieco. Così si offrì di porre rimedio al suo errore dicendosi pronto, nonostante il dolore che ciò gli avrebbe provocato, ad uccidere i suoi stessi figli se questo era il volere di Ilúvatar.

"Desideravo cose diverse da me, da amare e ammaestrare, sì che anch'esse potessero percepire la bellezza di Eä, da te prodotta. Mi è parso infatti che in Arda vi sia spazio sufficiente per molte creature che in essa possano gioire, eppure Arda è perlopiù ancora vuota e sorda e nella mia impazienza sono caduto preda della follia. Ma la creazione di cose è nel mio cuore per come sono stato creato da te; e il figlio di torpida mente che riduce a balocco le imprese di suo padre può farlo senza intenti derisori, ma solo perché è figlio di suo padre. Ma cosa farò ora io affinché tu non resti in collera con me per sempre? Come un figlio a suo padre ti offro queste cose, l'opera delle mani che tu hai creato. Fanne ciò che vuoi, ma non è forse meglio che io distrugga l'opera della mia presunzione?» E Aulë sollevò il grande martello ode colpire i Nani; e pianse. "
—Aulë a Eru, Il Silmarillion, cap. II, "Aulë e Yavanna".

Commosso dalle lacrime di Aulë, Eru fermò la sua mano prima che abbattesse il martello sui Nani. Egli infatti, gli disse , aveva accettato la sua opera già nel momento in cui Aulë l'aveva concepita e che già gli aveva donato il libero arbitrio altrimenti, disse Eru, non si sarebbero ritratti davanti al suo martello. Allora Aulë fu colto da un'immensa gioia e invocò sui suoi figli la benedizione dell'Uno e a perfezionarli se l'avesse ritenuto necessario; Eru tuttavia smorzò i suoi entusiasmi:

"«Come ho conferito essere ai pensieri degli Ainur all’inizio del Mondo, così ora ho accolto il tuo desiderio e gli ho assegnato un posto in esso; ma in nessun altro modo emenderò l’opera delle tue mani e, quale l’hai fatta, tale rimarrà. Non tollererò che la comparsa di costoro preceda quella dei Primogeniti da me progettati, né che la tua impazienza sia ricompensata. Queste creature ora dormiranno nella tenebra sotto il sasso, e non ne sortiranno finché i Primogeniti non siano apparsi sulla Terra; e fino allora tu ed esse attenderete, per lunga che possa sembrare l’attesa. Ma, quando il tempo sarà venuto, io le risveglierò, ed esse saranno come tuoi figli; e frequenti discordie scoppieranno tra i tuoi e i miei, i figli da me adottati e i figli da me voluti»"
—Eru decreta il destino dei Nani, Il Silmarillion, cap. II, "Aulë e Yavanna".

Così Aulë prese i Nani che finora aveva creato e, secondo il volere di Eru, e li pose a dormire in luoghi remotissimi della Terra di Mezzo (sembra che il luogo prescelto per Durin, Dwalin e Thrár sia stato il Monte Gundabad, ma non vi sono certezze) per poi ritornarsene a Valinor e lì attendere la venuta dei Figli di Ilúvatar.

Il Risveglio dei Nani Modifica

Come pronosticato da Eru, i Nani si risvegliarono diversi decenni dopo gli Elfi. Il primo a destarsi fu Durin, più tardi conosciuto come il Senzamorte, seguito poi da Dwalin e Thrár.

Mentre gli ultimi due scelsero di stabilirsi sugli Ered Luin, dove fondarono le roccaforti di Nogrod e Belegost, Dúrin rimase invece sulle Montagne Nebbiose e, dopo aver lasciato il nord a causa dell'influenza di Melkor, fondò la roccaforte di Khazad-dûm patria ancestrale dei Lungobarbi.

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