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Men met dark elves by steamey
"I Figli di Ilúvatar furono infatti concepiti da lui solo; ed essi giunsero con il terzo tema, e non erano nel tema che Ilúvatar aveva proposto in principio, e nessuno degli Ainur ebbe parte nella loro creazione. Così quando li videro, li amarono ancora di più, essendo questi delle creature così diverse da sé, straniere e libere, in cui esse videro la mente di Ilúvatar nuovamente riflessione, e compresero ancora un altro poco della sua sapienza, la quale sarebbe altrimenti rimasta celata persino agli Ainur."
—Gli Ainur apprendono della venuta dei Figli di Ilúvatar, il Silmarillion, Ainulindalë

I Figli di Ilúvatar, noti anche come Híni Ilúvataro o Eruhíni, è il nome con il quale vengono spesso indicate le razze degli Uomini e degli Elfi nel mondo di Arda. La loro esistenza, assieme a quella di stessa, venne concepita durante l'Ainulindalë allorquando gli Ainur si riunirono davanti a Eru per cantare la loro Musica, ma essi non ebbero parte nella creazione dei figli.

Nomi ed etimologia Modifica

Il termine Quenya per definire i Figli di Ilúvatar era Híni Ilúvataro, mentre in Sindarin si era soliti usare il nome Eruhíni. In Adûnaico il termine più utilizzato era Êruhin.

I Figli Modifica

Elfi Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Elfi.
Il risveglio degli Elfi, Ted Nasmith

Il Risveglio degli Elfi

"Per un'era Ilúvatar se ne stette solo a pensare. Poi parlò e disse: «[…] Ma i Quendi saranno le più leggiadre di tutte le creature terrene, e possiederanno e concepiranno e produrranno più bellezza di tutti i miei Figli; e avranno la maggior felicità di questo mondo.»"
—Eru sugli Elfi, Il Silmarillion

Noti anche come Primogeniti, poiché furono i primi dei figli di Ilúvatar a vedere le stelle di Arda, gli Elfi si svegliarono nella Terra di Mezzo orientale presso il Cuiviénen. A loro Eru fece il dono di una vita lunghissima (possono morire solo se uccisi o se si stancano di vivere) oltre ad uno spirito forte ed un grande potere magico.

Uomini Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi le voci Uomini e Fato degli Uomini.
Risveglio degli Uomini
" Ma Ilùvatar sapeva che gli Uomini, essendo stati posti fra i tumulti delle potenze del mondo avrebbero deviato spesso e che non avrebbero adoperato in armonia i propri doni; per cui egli disse: "Anche costoro, a tempo debito, costateranno che tutto ciò che essi fanno alla fine torna soltanto a gloria della mia opera". Uno di questi doni di libertà consiste nel fatto che i figli degli Uomini abitano solo per breve tempo nel mondo vivente e che non sono vincolati a esso, e che lo lasciano presto, per andare dove gli Elfi non sanno. La morte è il loro destino, il dono di Ilùvatar, che, con il consumarsi del Tempo, persino le Potenze invidieranno."
—Gli Uomini, Il Silmarillion

Chiamati anche i Secondogeniti, poiché il loro risveglio avvenne migliaia di anni dopo quello degli Elfi, solo a seguito della creazione del Sole e della Luna, gli Uomini furono dotati da Eru di un dono negato agli altri figli, ossia la Sorte degli Uomini, la quale slega il destino dei Secondogeniti da quello di Arda.

Gli adottati Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Nani.
Aulë e i Nani
"E la voce di Ilúvatar disse ad Aulë: «Ho accettato la tua offerta nel momento stesso in cui ne hai creato l'oggetto. Non vedi che queste creature hanno una vita propria e parlano con voci proprie? [...] Queste creature dormiranno nell'oscurità sotto la pietra, e non ne sortiranno finché i primogeniti non si saranno destati dalla Terra. [...] Quando sarà venuto il tempo io le risveglierò ed esse saranno per te come dei figli; e frequenti sorgeranno le discordie tra i tuoi e i miei, i figli da me adottati e i figli da me voluti.»"
—Eru adottat i Nani, il Silmarillion

I Nani non vengono generalmente annoverati tra i Figli di Ilúvatar veri e propri: infatti vennero creati dal Vala Aulë, che li modellò basandosi su un'idea approssimativa di ciò che aveva visto nella Musica degli Ainur. Tuttavia Eru non distrusse l'opera di Aulë, concedendo alla sua creazione una vita propria e riferendosi ad essi come "I figli da me adottati".

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