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Morte di Aragorn

Tomba di Aragorn.

"«[...] Agli Atani concedo un dono nuovo». Eru volle dunque che i cuori degli Uomini indagassero oltre il mondo e che in questo essi mai trovassero pace; ma che possedessero la virtù di dare forma alla propria vita, tra le potenze e i casi del mondo, oltre la Musica degli Ainur, la quale è come un destino per tutte le altre creature; e per opera loro ogni cosa sarebbe stata, nella forma e nell'atto, compiuta, e il mondo definito sino all'ultimo e al più minuscolo dettaglio. Ma Ilùvatar sapeva che gli Uomini, essendo stati posti fra i tumulti delle potenze del mondo avrebbero deviato spesso e che non avrebbero adoperato in armonia i propri doni; per cui egli disse: « Anche costoro, a tempo debito, costateranno che tutto ciò che essi fanno alla fine torna soltanto a gloria della mia opera ». [...] Uno di questi doni di libertà consiste nel fatto che i figli degli Uomini abitano solo per breve tempo nel mondo vivente e che non sono vincolati a esso, e che lo lasciano presto, per andare dove gli Elfi non sanno. [...] Morte è il loro destino, il dono di Ilùvatar, che, con il consumarsi del Tempo, persino le Potenze invidieranno."
Il Silmarillion, cap. I, "L'inizio dei Giorni".

Il Fato degli Uomini o Dono di Eru è il dono della mortalità. Tuttavia, questo concetto è fonte di molte discussioni riguardo la sua interpretazione e rimane spesso in parte oscuro.

DescrizioneModifica

A differenza degli Elfi, i quali rimangono legati ad Arda poichè immortali e, se vengono uccisi, sono costretti ad attendere nelle Aule di Mandos a Valinor per un periodo più o meno lungo prima di reincarnarsi, agli Uomini spetta un destino differente.

Per volere di Eru Ilúvatar, infatti, gli uomini hanno ricevuto il dono della morte: essi dopo una breve permanenza nella Aule di Attesa, lasciano Arda e il mondo fisico per raggiungere e superare i confini di stessa, in attesa di tornare per la Dagor Dagorath, la fine del mondo, dopo la quale dovrebbero avere un ruolo importante nella seconda creazione (sebbene non sia chiaro di quale ruolo si tratti).

Tuttavia, anche i Valar ignorano il luogo in cui gli uomini si dirigono dopo la morte o il motivo di tale dono, in quanto la mente di Eru rimane loro imperscrutabile e durante la Grande Musica la visione della storia del mondo terminò prima della comparsa del genere umano.

StoriaModifica

"«Ora, quindi, dormirò. Non ti dirò parole di conforto, perché per simili dolori non vi è conforto entro i confini del mondo. Ti attende un'ultima scelta: pentirti e recarti ai Rifugi, portando con te all’Ovest il ricordo dei giorni trascorsi insieme, un ricordo sempre verde, ma pur sempre soltanto un ricordo; o, altrimenti, attendere la Sorte degli Uomini». «No, mio amato sire», ella rispose, «quella scelta è stata fatta ormai da molto tempo. Non vi sono più navi che mi porteranno sin là, e devo attendere la Sorte degli Uomini, volente o nolente: la perdita e il silenzio. Ma voglio dirti, Re dei Numenoreani, che sinora non avevo compreso la storia della tua gente e la loro caduta. Li deridevo come se fossero stupidi e cattivi, ma ora finalmente li compiango. Perché se questo è, in verità, il dono dell'Uno agli Uomini, è assai amaro da ricevere». «Così sembra», egli disse. «Ma non lasciamoci sopraffare dalla prova finale, noi che anticamente rinunciammo all’Ombra e all’Anello. In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione. Guarda! Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova entro i confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi. Addio!»."
—Ultimo dialogo tra Aragorn e Arwen, Il Signore degli Anelli, Appendice A, parte V, "Storia di Aragorn e Arwen".

Morgoth, che desiderava il potere e la distruzione di Arda, ingannò molti uomini facendo leva proprio sulla paura della morte in modo da metterli contro i Valar ed Eru. Gli uomini infatti invidiavano gli Elfi e i Valar immortali e non comprendevano l'entità del loro dono, che comunque non viene mai chiaramente esplicitata (in quanto neppure i Valar stessi riescono a coglierla) e rimane quindi affidata alle più varie interpretazioni.

Questo fatto fu sfruttato in seguito anche da Sauron, quando prese il posto di Morgoth, e lo usò tra l'altro per causare la caduta del regno di Númenor e la corruzione di molti uomini, che furono trasformati in servi (come i Nazgûl).

Egli fece infatti credere ai Dúnedain che i Valar (e lo stesso Eru) non fossero che invidiosi e che quindi avessero posto un limite alla grandezza dell'uomo. L'Oscuro Signore presentò inoltre Morgoth come l'unico vero dio, capace di liberarli dalla morte. Così questa, conosciuta inizialmente come il Dono di Eru, divenne nota come Sorte degli Uomini o Fato degli Uomini.

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