Tolkienpedia
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"«Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate». Era una frase inattesa e piuttosto intricata. Ci furono uno o due applausi qua e là, ma la maggior parte delle persone era troppo intensamente occupata a sbrogliarla per rendersi conto se era un complimento."
—Bilbo ne Il Signore degli Anelli, libro I, cap. I, "Una festa a lungo attesa".

Bilbo Baggins fu un Hobbit della Contea, appartenente alla Famiglia Baggins, che visse nella Terra di Mezzo durante gli ultimi anni della Terza Era. Figlio di Belladonna Tuc e Bungo Baggins, era molto benestante e viveva a Casa Baggins godendosi le comodità offerte da un buco hobbit; era inoltre un lontano parente di Frodo, che adotterà dopo la morte dei genitori.

Nel 2941 TE venne convinto dallo Stregone Gandalf a prendere parte all'avventura di Thorin e la sua Compagnia per riconquistare Erebor dal drago Smaug; durante il viaggio l'hobbit, dalle profondità delle Montagne Nebbiose, recuperò un Anello magico capace di renderlo invisibile, cosa che gli tornerà molto utile nel portare a termine la sua impresa.

Nel 3001 TE decise di lasciare nuovamente la Contea alla volta di Erebor, ma prima di partire fu convinto da Gandalf lasciare a Frodo il suo Anello che in seguito si scoprirà essere l'Unico Anello dell'Oscuro Sire Sauron. Dopo aver raggiunto Erebor, ritornò a Gran Burrone per non lasciarla più negli anni successivi. Prese parte al Consiglio di Elrond, dove si offrì di portare lui stesso l'Anello a Mordor, e donò a Frodo la sua spada Pungolo e la Cotta di Mithril.

Il 29 Settembre 3021 TE Bilbo, ormai l'hobbit più longevo in assoluto avendo battuto il record di suo nonno Gerontius, lasciò la Terra di Mezzo assieme agli altri Portatori degli Anelli salpando dai Porti Grigi alla volta di Aman. La loro partenza segnò la fine della Terza Era e l'inizio della Quarta.

Nome[]

Il nome Bilbo Baggins è la traduzione in Ovestron del nome hobbitish Bilba Labingi. Non si conosce con precisione l'etimologia di tale nome: Tolkien disse che quasi tutti i nomi dei suoi Hobbit erano inventati e privi di significati particolari; tuttavia, secondo il Dictionary of Obsolete and Provincial English, il termine bilbo era utilizzato genericamente per indicare una spada spagnola, il cui nome deriva da Bilbao, città nota per le sue spade eccellenti.

Uno spadaccino era alle volte chiamato bilboman ma non c'è traccia sull'utilizzo da parte di Tolkien di questa fonte per la scelta del nome, anche se sarebbe assolutamente in accordo con la storia e con Pungolo.

Personalità[]

"Tuttavia, è probabile che Bilbo, l'unico figlio di Belladonna, sebbene fosse e si comportasse esattamente come una seconda edizione del suo solido e tranquillo padre, avesse ereditato dalla parte dei Tuc qualcosa di strano nella sua formazione, qualcosa che aspettava solo l'occasione per venire alla luce."
Lo Hobbit, cap. I, "Una Festa Inaspettata".

Bilbo è sicuramente uno dei personaggi più interessanti del romanzo: in lui ritroviamo le tipiche peculiarità degli Hobbit, unite però ad uno spirito avventuroso.

Ama fumare l'Erba Pipa, comporre canzoni, passeggiare, ma al contempo sente dentro di sè il bisogno di viaggiare e di esplorare nuove terre e per questi suoi desideri viene considerato mezzo matto dagli altri Hobbit.

Nella storia dimostra anche la sua bontà, e la grande forza d'animo, che caratterizza tutto il popolo Hobbit. Oltre a Frodo è l'unico Hobbit conosciuto in grado di leggere e parlare il Sindarin

Biografia[]

Origini[]

Un giovane e spensierato Bilbo Baggins, Denis Gordeev.

Bilbo nacque nella Contea il 22 Settembre 2890 TE da Bungo Baggins e da Belladonna Tuc, figlia di Gerontius Tuc detto "Il Vecchio Tuc". Durante la sua gioventù, come tutti gli hobbit, Bilbo partecipò a molte feste ma quelle che apprezzava di più erano indubbiamente le feste di compleanno di suo nonno Gerontius, le quali prevedevano la partecipazione di Gandalf che era solito allietare la festa con magnifici fuochi d'artificio e stupende storie su draghi, principesse e grandi guerrieri che affascinavano il giovane Bilbo.

Nel 2911 TE Bilbo fu testimone del Crudele Inverno che investì la Contea, così come della concomitante invasione dei Lupi Bianchi. Dopo la morte dei suoi genitori, Bilbo ereditò dunque Casa Baggins oltre ad un discreto patrimonio che lo rese più che benestante. Non si sa che lavoro facesse, ma si può arguire che di mestiere facesse il presta-soldi.

L'Avventura della Montagna Solitaria e la conquista dell'Anello[]

L'Inizio dell'Avventura[]

L'incontro tra Gandalf e Bilbo.

"Tutto quello che l'ignaro Bilbo vide quel mattino era un vecchio con un bastone. [...] Ma Gandalf lo guardò da sotto le lunghe sopracciglia irsute ancora più sporgenti della tesa del suo cappello. "Che vuoi dire?" disse. "Mi auguri un buon giorno o vuoi dire che è un buon giorno che mi piaccia o no; o che ti senti buono, quest'oggi; o che è un giorno in cui si deve essere buoni?!. "Tutto quanto" disse Bilbo. "E' un bellissimo giorno per una pipata all'aperto, per di più. Se avete una pipa con voi, sedetevi e prendete un po' del mio tabacco! Non c'è fretta, abbiamo tutto il giorno davanti a noi!". E Bilbo si sedette su un sedile accanto alla porta, incrociò le gambe e fece un bell'anello grigio di fumo che salì in aria senza rompersi e si librò sopra la Collina."
Lo Hobbit, cap. I, "Una festa inaspettata".

In un assolato giorno di aprile del 2941 TE Bilbo, fino a quel momento un normale hobbit dedito alle tipiche attività dei mezzuomini come fumare l'Erba pipa e mangiare, venne avvicinato da Gandalf il grigio, il quale gli propose di partire insieme a lui per un'avventura.

" [...] Cerco qualcuno con cui condividere un'avventura che sto organizzando ed è molto difficile trovarlo". "Lo credo bene, da queste parti! Siamo gente tranquilla e alla buona e non sappiamo che farcene delle avventure. Brutte fastidiose scomode cose! Fanno far tardi a cena! Non riesco a capire cosa ci si trovi bello!" disse il nostro signor Baggins [...]. Poi tirò fuori la posta del mattino e cominciò a leggerla, ostentando d'ignorare completamente il vecchio. [...] Ma il vecchio non si mosse. Stava fermo, appoggiato al suo bastone, fissando lo hobbit senza dire niente, finché Bilbo si sentì a disagio e anche un po' seccato. "Buon giorno!" disse alla fine. "Non vogliamo nessuna avventura qui, grazie tante! Potete tentare sopra la Collina o al di là dell'Acqua". Con ciò voleva dire che la conversazione era conclusa. "Però, quante cose sai dire col tuo Buon giorno!" disse Gandalf. "Adesso vuoi dire che ti vuoi sbarazzare di me e che il giorno non sarà affatto buono finché non me ne sarò andato"
Lo Hobbit, cap. I, "Una festa inaspettata".

Il banchetto dei nani a Casa Baggins

Dopo l'iniziale rifiuto di Bilbo, lo stregone organizzò a sua insaputa un raduno di Nani a Casa Baggins. Il povero Hobbit si vide così piombare in casa ben tredici nani affamati che tra una cosa e l'altra gli spazzolarono la dispensa. Dopo il luculliano banchetto a spese di Bilbo allietato da un concerto, Gandalf e i Nani tennero un consiglio durante il quale l'hobbit venne messo a parte delle loro intenzioni: essi infatti, servendosi della Mappa e della Chiave di Thrór, erano intenzionati a raggiungere la Montagna Solitaria e recuperare il tesoro che il drago Smaug aveva rubato alla famiglia di Thorin oltre 170 anni prima.

Bilbo inizialmente non comprese quale parte avrebbe potuto ricoprire un hobbit in un'impresa del genere, finché non capì che Gandalf lo aveva proposto a Thorin come "scassinatore"; l'hobbit infatti, in cambio della quattordicesima parte del tesoro, avrebbe avuto il compito di consentire ai Nani di intrufolarsi nella tana del drago. Dopo un iniziale tentennamento, alla fine Bilbo, complice anche il suo lato avventuroso Tuc, si convinse a prendere parte alla spedizione, iniziando così il lungo viaggio che porterà il povero Hobbit ad attraversare la Terra di Mezzo affrontando avventure e pericoli che mai avrebbe immaginato.

Gandalf e Bilbo liberano i Nani dai sacchi dove li avevano infilati i Troll.

Durante il viaggio verso Gran Burrone, dove erano intenzionati a chiedere aiuto a Elrond per decifrare la mappa di Thráin II, la compagnia di viaggiatori venne catturata, anche a causa della sbadataggine di Bilbo, da tre Troll della Colline di nome Guglielmo, Berto e Maso che avrebbero voluto mangiarli; tuttavia quegli esseri, anche grazie a Gandalf che imitando le loro voci seminò zizzania tra i troll, persero tempo a discutere su quale fosse il modo migliore per cucinare le prede, venendo infine colti all'alba dalla luce del sole che li tramutò in tre statue di pietra.

Sapendo che i Troll non cacciano mai distanti dalle proprie tane proprio a causa del sole, i Nani si misero dunque in cerca del loro rifugio, trovandolo poco lontano dal loro accampamento. Dentro la caverna rinvennero un cospicuo tesoro, frutto di razzie e rapine, e delle armi elfiche che si divisero tra loro: Thorin e Gandalf presero per sé due magnifiche spade Elfiche, mentre il bottino venne sotterrato poco distante e ricoperto di incantesimi di protezione. In quell'occasione Bilbo venne in possesso di una daga elfica, l'unica della misura giusta affinché potesse impugnarla come una spada.

Elrond fornisce il suo aiuto per decifrare la Mappa di Thrór, Denis Gordeev.

Dopo un lungo cammino, i quindici compagni giunsero infine a Imladris dove vennero ben accolti da Elrond, il quale gli offre ospitalità alla sua tavola gli narrò la storia delle armi ritrovate nella caverna dei troll: si trattava infatti di lame forgiate a Gondolin nella Prima Era i cui nomi erano Glamdring e Orcrist, appartenute rispettivamente a Re Turgon e a Ecthelion della Fonte. Il Signore elfico fornì dunque il suo aiuto per decifrare la Mappa di Thrór, la quale era stata scritta con rune lunari: i membri della spedizione scoprirono così che nel fianco di Erebor vi era una porta segreta, la quale sarebbe stata visibile solamente nel "Giorno di Durin", in quanto costruita secondo antiche tecniche magiche che ricorrevano all'Ithildin (con le quali tra l'altro erano state costruite le Porte di Moria).

Le grotte degli Orchi e la conquista dell'Anello[]

Thorin e la sua Compagnia percorrono l'Alto Passo in un'illustrazione di Denis Gordeev

Dopo essersi rifocillati e riforniti, Thorin e la sua compagnia si avventurano dunque verso ovest, con l'intento di attraversare le Montagne Nebbiose all'altezza dell'Alto Passo e da lì raggiungere l'antica via nanica che attraversa Bosco Atro.

Il Grande Goblin in un'illustrazione di Denis Gordeev

Durante una sosta in una caverna, Bilbo venne catturato assieme ai suoi compagni da una tribù di Orchi, i quali condussero i prigionieri dal loro capo il Grande Goblin cantando un orribile canzone. Giunti che furono al cospetto del Grande Orco, Thorin venne da questi interrogato per sapere cosa ci facesse una compagnia di Nani nei suoi domini, ma il capo dei nani rispose in modo vago e anche un po' sfrontato, eludendo le domande più scomode. Il capo dei Goblin si irritò per poi divenire ancora più furibondo alla vista di Orcrist, ordinando di uccidere i prigionieri nel più crudele dei modi. Tuttavia l'intervento di Gandalf, riuscito a sfuggire all'imboscata, salvò la situazione permettendo ai Nani e a Bilbo di fuggire fuggire.

Durante la fuga però l'hobbit, impossibilitato a correre perché legato, mentre veniva passato da nano a nano come un sacco di patate, cadde e perdette i contatti con i propri compagni. Rimasto solo si servì della propria daga per liberarsi dalle corde e cominciò così ad addentrarsi nelle gallerie sotterranee.

Bilbo e Gollum in un'illustrazione di Denis Grodeev.

Durante il suo vagare tra le gallerie il povero hobbit trovò un anello d'oro e quasi senza pensarci se lo infilò in tasca, ignorando il grande potere di cui quell'oggetto disponeva. Dopo aver vagato per un po' senza meta spuntò in un'ampia grotta dove si trovava un laghetto sotterraneo, con al centro un isolotto, abitato da un essere molto particolare: questi era Sméagol, chiamato anche Gollum, il quale viveva da tempo immemore in quella caverna nutrendosi di pesci e, quando capitava, anche di orchi che incautamente si avventuravano da soli fino al lago.

Stuzzicato dall'idea di variare la sua noiosa dieta mangiandosi Bilbo, Gollum si avvicinò a lui con l'intenzione di aggredirlo ma l'hobbit estrasse la propria spada e riuscì a tenerlo a bada; l'essere cercò quindi di trarre in inganno lo Hobbit, sfidandolo ad una gara di indovinelli, per poi ucciderlo, promettendogli in caso di vittoria di condurlo fuori; Bilbo tuttavia si dimostrò più abile e grazie ad uno stratagemma riuscì a spuntarla e a imporre all'essere di rispettare la sua promessa. Tuttavia Gollum aveva alcuna intenzione di ottemperare al patto, così con una scusa tornò al suo isolotto per prendere il proprio anello (ignaro di averlo perso e che ora si trovava nelle tasche di Bilbo), così da diventare invisibile e cogliere di sorpresa l'hobbit.

Quando quell'essere si accorse di aver perso il suo "Tesoro", Gollum cacciò un urlo agghiacciante per poi lanciarsi a tutta velocità contro Bilbo gridandogli "Cos'hai in tasca?" sospettando, a ragione, che l'hobbit avesse con sé l'Anello. Bilbo, spaventato fuggì inseguito da Gollum per i cunicoli sotterranei, ma proprio quando la creatura stava per raggiungerlo inciampò infilandosi per sbaglio l'Anello; si accorse dunque di essere diventato invisibile poiché Gollum non riusciva a vederlo e per un momento fu tentato di approfittare di questo vantaggio per ucciderlo ma alla fine, mosso da pietà, desistette. Non vedendolo più, Gollum credette che l'hobbit avesse raggiunto l'uscita, dunque si diresse verso la porta seguito dall'invisibile Bilbo il quale, grazie al potere dell'Anello, riuscì a superare sia Gollum che gli Orchi di guardia alla porta, rovinando però il suo bel panciotto.

L'ospitalità di Beorn e l'attraversamento di Bosco Atro[]

Bilbo e i suoi compagni ospiti nella Casa di Beorn

Riuscito a fuggire dalla montagna grazie ai poteri dell'Anello l'hobbit si riunì a Thorin e alla sua compagnia, che ormai lo credevano già spacciato, con grande gioia dei suoi compagni. Ripresero dunque la marcia, ma durante la notte vennero attaccati da un feroce branco di lupi, alleati degli orchi, che li costrinse a rifugiarsi sugli alberi. Qui vennero raggiunti dagli orchi delle montagne che, per stanarli, diedero fuoco agli alberi.

Tuttavia all'intervento di Gandalf, che usò la propria magia per creare una barriera di fuoco e chiamare le Aquile, Bilbo e i Nani vennero tratti in salvo e portati alla Casa di Beorn. Dopo un'iniziale diffidenza Beorn accolse i viandanti nella sua casa per la notte, dicendo di non preoccuparsi degli inseguitori. Il mattino dopo Bilbo e i Nani trovarono una di lupo e una testa di orco impalati sulla staccionata di Beorn, capendo che il Mutapelle ha risolto da solo la questione.

Dopo averli rifocillati e riforniti di provviste, Beorn prestò loro alcuni pony e un cavallo per permettergli di giungere al limitare di Bosco Atro, a condizione però che gli venissero poi rimandati indietro. Una volta giunti al ponte della Grande Via Nanica, Gandalf si congedò dalla compagnia dicendo che la sua presenza era richiesta a sud ma fece a Bilbo e a Thorin un'ultima raccomandazione: per nessun motivo avrebbero dovuto abbandonare il sentiero, altrimenti avrebbero rischiato di non riuscire a ritrovare più la strada..

Salvataggio dai Ragni, di Denis Gordeev.

La compagnia s'inoltrò dunque nella foresta, seguendo il consiglio di Gandalf di mantenersi sul sentiero. Tuttavia il viaggio sembrava interminabile e dopo un po' cominciarono a rimanere a corto di provviste. Spinti dalla fame e quasi senza rendersene conto, lasciarono dal sentiero cercando di raggiungere un banchetto di Elfi che avevano scorto in lontananza e si persero nei meandri del Bosco Atro vagando senza meta. Durante questo loro girovagare giunsero per caso nei pressi del Fiume Incantato ma, mentre cercavano di attraversarlo, Bombur cadde in acqua e venne colpito da un incantesimo di sonno costringendo i suoi compagni a trascinarselo dietro lungo il tragitto. Per cercare di raccapezzarsi i Nani chiesero a Bilbo di arrampicarsi su un grande albero in modo da capire verso che direzione procedere, ma mentre l'hobbit si trovava in cima all'albero i suoi compagni vennero catturati dai Ragni Giganti e avvolti in ragnatele in attesa di essere mangiati.

Bilbo libera i suoi amici dalle prigioni di Thranduil, Denis Gordeev.

Bilbo dunque ricorse ai poteri dell'Anello preso nelle montagne per rendersi invisibile e, con la sua spada, uccise e ferì diversi ragni mettendoli in fuga per poi liberare Thorin e gli altri Nani. Dopo questo episodio l'hobbit deciderà di chiamare la propria spada Pungolo. Tuttavia dopo poco questi vennero circondati e presi in custodia dagli Elfi Silvani che li condussero nel palazzo del loro Re Thranduil, il quale li sottopose Thorin ad un interrogatorio chiedendogli chi fossero, cosa volessero e perché si trovassero in viaggio, ma il nano si rifiutò caparbiamente di rispondere venendo dunque imprigionato assieme ai suoi compagni. Bilbo riuscì però a sfuggire alla cattura e, sempre grazie al suo anello, ad infiltrarsi nelle Sale di Thranduil dove trascorse alcuni giorni cercando un modo per liberare i suoi amici.

Bilbo aiuta i suoi compagni ad uscire dai barili dopo la fuga, Denis Gordeev

Riuscito a trovare le prigioni e a mettersi in contatto con i Nani, l'hobbit li esortò ad avere pazienza e di fidarsi del piano che stava preparando. Egli aveva infatti notato che i barili vuoti, attraverso un meccanismo nelle cantine, venivano scaricati nel fiume e dunque aveva cominciato a pensare come far arrivare i suoi compagni nelle cantine. L'occasione gli venne fornita dal maggiordomo di Thranduil che, durante una festa, si trattenne in cantina assieme al capitano delle guardie con la scusa di "assaggiare il vino del Re" così Bilbo, mentre i due elfi dormivano a causa della sbronza, riuscì a rubare le chiavi delle celle e a far fuggire i Nani nascosti dentro i barili. Non potendo nascondersi a sua volta in una botte, il povero Bilbo fu costretto a farsi la discesa nel fiume a cavallo di un barile, prendendosi anche un bel raffreddore. I quattordici fuggiaschi discesero dunque il fiume fino al Lago Lungo e da lì giunsero presso le palafitte della città di Esgaroth; nonostante la brutta avventura e lo stordimento i nani sono comunque grati a Bilbo per averli tratti d'impaccio.

L'arrivo a Pontelagolungo e la porta segreta[]

L'arrivo a Esgaroth in un'illustrazione di Denis Gordeev.

A Esgaroth i quattordici compagni vennero trovati da Bard, comandante della Milizia, che li condusse dal Governatore in quel momento impegnato in un banchetto presso il suo palazzo assieme ad alcuni emissari di Thranduil. Qui Thorin spiazzò la platea assumendo il contegno più autoritario possibile e presentandosi come l'erede di Thrór venuto a reclamare il maltolto dal drago, promettendo grandi ricompense a chiunque avrebbe aiutato lui e i cuoi compagni nell'impresa di riconquistare Erebor.

Il Governatore di Esgaroth accoglie Bilbo e Thorin alla sua tavola

Gli emissari di Thranduil protestarono con il Governatore, dicendo che Thorin e la sua Compagnia erano prigionieri evasi dalle segrete del loro Re e gli andavano riconsegnati. Tuttavia il Governatore, che aveva fiuto per gli affari e si era reso conto che Thorin si era già guadagnato molte simpatie tra i suoi cittadini, offrì ai Nani e a Bilbo tutto il suo aiuto invitandoli pure a prendere parte ad un luculliano banchetto, mentre gli Elfi se ne ritornarono nel Reame Boscoso per riferire le notizie al proprio sovrano; quando Thranduil venne messo al corrente della vera identità di Thorin e dell'obiettivo della sua compagnia la prese con filosofia dicendo: «Benissimo! La vedremo! Nessun tesoro attraverserà Bosco Atro senza che io abbia qualcosa da ridirci. Ma immagino che faranno tutti una brutta fine, proprio quella che si meritano!»

Bilbo e Thorin aprono la porta segreta.

Thorin e la sua Compagnia si fermarono a Esgaroth per alcuni giorni, il tempo necessario di rimettersi dalle fatiche del viaggio e organizzare la spedizione verso la Montagna Solitaria. Grazie alle barche messe a disposizione dagli abitanti della città, Bilbo e i suoi risalirono il Lago Lungo e vennero sbarcati poco più a sud della Montagna. Favoriti anche dai pony fornitigli dal Governatore, i quattordici compagni si misero dunque in marcia verso il covo del drago. Giunti che furono sulla montagna, ed evitando accuratamente l'entrata principale, Bilbo e compagni si servirono della Mappa di Thrór per raggiungere il luogo dove ci sarebbe dovuta essere la porta segreta che il nonno e il padre di Thorin avevano usato per fuggire; si arrampicarono dunque sul fianco della montagna e raggiunsero il luogo indicato, trovandosi tuttavia di fronte ad una parete completamente liscia senza che vi fosse il segno di una toppa. Dapprincipio non si scoraggiarono, ma dopo aver a lungo cercato cominciarono ad essere sconsolati; tuttavia Bilbo, ricordando le parole della mappa (Sta vicino alla pietra grigia quando picchia il tordo), riuscì a trovare la porta giusto in tempo affinché i raggi lunari ne illuminassero la serratura che Thorin si affrettò ad aprire.

L'incontro con Smaug e la conquista del tesoro[]

Dopo che i Nani ebbero bloccato la porta tennero consiglio per decidere cosa fare e alla fine Thorin esordì dicendo che ora toccava al signor Baggins dare prova delle sue abilità di scassinatore andando ad esplorare il cunicolo. Bilbo, inizialmente risentito, decise di prenderla con ironia dicendo che tanto ormai era arrivato fino a quel punto e dopo averli cavati d'impaccio già due volte non si sarebbe tirato indietro per la terza. Prima di avviarsi chiese ai suoi compagni se qualcuno lo volesse accompagnare, tuttavia solo Balin disse che l'avrebbe accompagnato anche se solo per un pezzo della galleria.

Bilbo incontra Smaug, Diego Gisbert Llorens.

Bilbo dunque si addentrò nel passaggio e, dopo che Balin si fermò, proseguì da solo infilandosi l'Anello. Durante il tragitto pensieri di paura e terrore l'attanagliarono, costringendolo a fermarsi spesso, ma alla fine riuscì a farsi forza e a raggiungere la grande sala dove il drago aveva posto la sua tana e ciò che vide lo lasciò senza fiato:

"Un drago enorme color oro rosso lì giaceva profondamente addormentato, e dalle sue fauci e dalle froge provenivano un rumore sordo e sbuffi di fumo, perché, nel sonno, basse erano le fiamme. Sotto di lui, sotto tutte le membra e la grossa coda avvolta in spire, e intorno a lui, da ogni parte sul pavimento invisibile, giacevano mucchi innumerevoli di cose preziose, oro lavorato e non lavorato, gemme e gioielli, e argento macchiato di rosso nella luce vermiglia. [...] Dire che a Bilbo si mozzò il fiato non rende affatto l'idea. Non ci sono parole per esprimere il suo turbamento, da quando gli uomini cambiarono il linguaggio che avevano imparato dagli elfi, al tempo in cui tutto il mondo era bello. Bilbo aveva già sentito parlare e cantare delle ricchezze ammassate dai draghi, ma ignoti erano per lui lo splendore, la brama, la bellezza di un tesoro come quello."
Lo Hobbit, cap. XII, "Notizie dall'interno".


La vista di quel tesoro fece venire a Bilbo l'idea di portare ai suoi "datori di lavoro" una prova del proprio valore di scassinatore. Così quatto quatto, servendosi del potere dell'Anello, si avvicinò al cumulo di ricchezze che fungeva da letto del drago e prese una pesante coppa d'oro per poi fuggire a gambe levate spaventato dai rumori che Smaug faceva da addormentato.

Tornato dai suoi compagni questi si congratularono con lui e, mentre rimiravano la coppa sottratta da Bilbo, cominciarono a fare grandi progetti sulle ricchezze che avrebbero recuperato. Tuttavia i ruggiti e i ringhi del drago, furioso per il furto della coppa, provvidero a riportarli alla realtà: Smaug era ancora vivo e, finché lo fosse stato, ogni progetto sul tesoro era inutile. Il drago emerse dunque dalla montagna e cominciò a cercare gli intrusi e Thorin e la sua Compagnia ebbero appena il tempo di recuperare Bombur e le provviste rimaste sui pony prima di precipitarsi nel passaggio segreto per nascondersi.

Il dialogo tra Bilbo e Smaug, Ted Nasmith.

Dopo che Smaug se ne tornò nella propria tana, Bilbo si offrì di andare ad esplorare la caverna proponendosi di cercare un punto debole della bestia grazie al suo Anello. Quando l'hobbit giunse nella grande camera, il drago si accorse della sua presenza e, siccome non riusciva a vederlo, cominciò a parlare con Bilbo sperando di costringerlo a tradirsi. Tuttavia l'hobbit fu più abile e utilizzando ogni sorta di lusinghe e perifrasi per appagare lo smisurato ego di Smaug, riuscì a convincere il drago a sbottonarsi tanto che involontariamente gli rivelò il suo punto debole: infatti il suo ventre molle, benché incrostato da una corazza di ori e gioielli, aveva una piccola zona molle. Scoperto questo particolare Bilbo schizzò via come una freccia per correre dai suoi compagni per metterli a parte della sua scoperta, anche se comunque Smaug fece in tempo a lanciargli un'alitata di fiamme che gli bruciacchiò la parte posteriore della nuca e i talloni.

Poco dopo il drago, furioso per essere stato beffato, uscì nuovamente dalla montagna e cominciò a investire con fuoco e fiamme il fianco dove ipotizzava che si trovasse l'entrata del tunnel. Tuttavia Bilbo e i suoi compagni avevano fatto in tempo a rifugiarsi nel passaggio chiudendo dietro di sé la porta, rendendo vani gli sforzi del drago. Smaug allora si diresse verso Esgaroth: se non poteva rivalersi direttamente sui Nani e il loro servitore, allora si sarebbe preso la sua vendetta sugli uomini che li avevano aiutati.

Bilbo riceve la cotta di mithril in dono da Thorin

Mentre Smaug si dirigeva a sud (dove avrebbe trovato la morte per mano di Bard) Bilbo e i Nani, dopo aver atteso a lungo nell'oscurità del passaggio, decisero di rischiare e si avventurarono all'interno della montagna. Una volta appurato che il drago se n'era andato, Bilbo e compagni si gettarono a capofitto sul tesoro catalogando i vari pezzi che lo componevano e cercando di infilarsi in tasca quante più pietre preziose possibile. Mentre i suoi compagni si davano da fare a catalogare i preziosi, Thorin si aggirava nelle sale cercando spasmodicamente l'Arkengemma, anche se non ne parlò inizialmente con nessuno; a trovare la pietra fu invece Bilbo che, rapito dalla bellezza dell'oggetto, pensò di reclamarla come propria parte del tesoro, anche se per il momento non disse nulla del suo ritrovamento e la nascose tra i suoi bagaglio. Passato il breve momento di euforia i Nani decisero di armarsi, presupponendo il ritorno prossimo di Smaug, e fu in quel momento che Bilbo ricevette in dono la Cotta di Mithril, come acconto per la sua quattordicesima parte del tesoro.

"«Signor Baggins!» gridò. «Ecco un primo pagamento della tua ricompensa! Togliti quella vecchia cotta che hai indosso!». Così dicendo mise addosso a Bilbo una piccola di maglia, forgiata tanto tempo prima per qualche giovane Principe degli Elfi. Era fatta di quell'argento-acciaio che gli Elfi chiamano mithril, ed era accompagnata da una cintura di perle e cristalli. [...] «Mi sento magnifico» pensò Bilbo «anche se immagino di avere un aspetto alquanto ridicolo. Chissà come riderebbero di me, a casa sulla Collina! Eppure vorrei tanto avere uno specchio a portata di mano!»"
Lo Hobbit, cap. XIII, "Era questa la nostra casa?".

Bilbo e i suoi compagni passarono i due giorni successivi a prepararsi ad un eventuale ritorno del drago, tuttavia questi non ritornò alla sua tana: invece di Smaug giunse accompagnato dal Vecchio Tordo Roäc, Signore dei Corvi di Collecorvo, il quale riferì a Thorin che la bestia era stata uccisa a Pontelagolungo e che adesso Uomini ed Elfi si apprestavano a marciare verso Erebor.

Thorin, Bard e Thranduil by Denis Gordeev.jpg

Il Nano, con grande preoccupazione di Bilbo, prese immediatamente provvedimenti, deciso a resistere a qualsiasi tentativo di "estorsione", ordinando ai suoi compagni di fortificare l'ingresso della Montagna e chiedendo a Roâc di inviare i suoi corvi sui Colli Ferrosi per chiedere aiuto a suo cugino Dáin II Piediferro affinché venisse in suo aiuto con i propri guerrieri. Al povero Bilbo non piacque affatto la piega che stavano prendendo gli eventi, ma dovette fare buon viso a cattivo gioco e aiutare i Nani con i loro preparativi. Poco meno di due settimane dopo Thranduil e Bard si presentarono alle porte di Erebor con i rispettivi eserciti: essi si stupirono di trovare Thorin e la sua compagnia ancora in vita (essendo tutti convinti che fossero rimasti vittime del drago), ma decisero di parlamentare chiedendo al nano di offrire una parte del suo immenso tesoro per ripagare i danni causati dal drago e alleviare le sofferenze delle vittime. Thorin, caduto vittima della "malattia del drago", rifiutò sdegnosamente dicendo che al massimo avrebbe ripagato le provviste e i pony che gli erano state offerti dal Governatore di Esgaroth. Preso atto che Thorin non avrebbe ceduto, ignari che Dáin stesse giungendo a marce forzate dai Colli Ferrosi, Thranduil e Bard si risolsero a porre l'assedio alle porte di Erebor pensando che la fame avrebbe ridotto il cocciuto nano a più miti consigli.

Bilbo consegna l'Arkengemma a Thranduil e Bard, Ted Nasmith.

Volendo evitare una sanguinosa carneficina a suo dire completamente inutile, Bilbo decise di agire: una notte, sostituendosi a Bombur nel turno di guardia, sgattaiolò fuori da Erebor e servendosi del potere del suo Anello raggiunse non visto l'accampamento di Thranduil e Bard. Presentatosi alle sentinelle, Bilbo si fece condurre al cospetto dei due capi dell'esercito e gli rivelò che, da lì a due giorni, dietro di loro sarebbe giunto un esercito di Nani, veterani della Guerra tra i Nani e gli Orchi, e che Thorin avrebbe preferito morire piuttosto che cedere alle pur ragionevoli richieste di Bard. Consegnò così all'uomo l'Arkengemma affinché potesse servirsene nelle trattative con Thorin, dopodiché si avviò in silenzio alla Montagna Solitaria; mentre lascia la tenda ebbe un fugace incontro con Gandalf, ritornato dai suoi impegni a sud, il quale gli fece i propri complimenti e lo invitò a continuare per la strada che aveva scelto. Bilbo riuscì comunque a ritornare ad Erebor senza essere visto né udito dai Nani e si mise a dormire.

Il giorno successivo un'ambasceria di Bard tornò nuovamente a tentare di parlamentare con Thorin, questa volta mostrandogli che l'Arkengemma era nelle loro mani; sbigottito, il nano dapprima li accusò di essere dei ladri, ma quando Bilbo gli rivelò che in realtà era stato lui a consegnare la pietra di Thorin agli assedianti, andò su tutte le furie e minacciò di uccidere l'hobbit scaraventandolo giù dalle mura di Erebor; solo il provvidenziale intervento di Gandalf riportò il Nano a più miti consigli:

"« Per la barba di Durin! Come vorrei che Gandalf fosse qui! Che sia maledetto, lui che ti ha scelto! Che gli caschi la barba! Per quanto riguarda te, ti scaraventerò giù dalle rocce! » gridò, e sollevò Bilbo colle braccia. « Fermo! Il tuo desiderio è esaudito! » disse una voce. Il vecchio col cofanetto buttò da parte cappuccio e mantello. « Ecco qua Gandalf! E neanche troppo presto, a quel che vedo! Se non ti piace il mio scassinatore, per piacere non danneggiarmelo. Mettilo giù, e ascolta prima cos'ha da dire! ». « Siete proprio tutti d'accordo! » disse Thorin posando Bilbo in cima al muro. «Non avrò mai più niente a che fare con nessuno stregone né coi suoi amici. Che hai da dire tu, brutto ratto figlio di ratti? ». «Povero me! Povero me! » disse Bilbo. « Tutto questo è molto imbarazzante. Forse ti ricorderai di avere detto che avrei potuto scegliere la mia quattordicesima parte? Forse ti ho preso troppo alla lettera: mi è stato detto che talvolta i nani sono più educati a parole che a fatti. Ciò nonostante c'è stato un tempo in cui pareva che tu ritenessi che io vi ero stato di un certo aiuto. Figlio di ratti, ma senti un po'! Sono questi i servizi che mi hai promesso a nome tuo e della tua famiglia, Thorin? Considera che ho disposto a piacer mio della mia parte e lascia perdere! ». «Lo farò! » disse Thorin aspramente. « E lascerò perdere anche te - e il cielo voglia che non ci rincontriamo mai più! ». Poi si volse e parlò da sopra al muro. « Sono stato tradito » disse. « Era giusto immaginare che non avrei potuto fare a meno di riacquistare l'Archepietra, il tesoro della mia famiglia. Per essa darò la quattordicesima parte del tesoro in oro e argento, lasciando da parte le gemme; ma tutto ciò verrà calcolato come la parte promessa a questo traditore, e con questa ricompensa può andarsene e voi potete dividervela come vi pare. Lui ne avrà ben poco, non lo metto in dubbio. Prendetevelo, se volete che viva; la mia amicizia certo non lo accompagna. Adesso scendi dai tuoi amici! » disse a Bilbo « o ti butto giù io »."
Lo Hobbit, cap. XVII, "Scoppia il temporale"

Scampata la furia di Thorin, Bilbo si unì a Gandalf nell'accampamento di Thranduil e Bard in attesa che il nano ottemperasse alla promessa di consegnare la quattordicesima parte del suo tesoro in cambio dell'Arkengemma. Tuttavia, il giorno successivo giunse nella valle l'esercito di Dáin II Piediferro e la situazione fu sul punto di degenerare nel sanguinoso scontro che Bilbo e Gandalf avevano cercato di evitare; accadde però che da nord giunse un'immensa armata di Orchi guidata da Bolg, figlio di Azog il Profanatore, e ciò convinse i contendenti a mettere da parte le proprie divergenze per fare fronte comune contro il nemico.

La Battaglia dei Cinque Eserciti e il ritorno nella Contea[]

L'addio di Thorin a Bilbo in un'illustrazione di Denis Gordeev

Bilbo non partecipò attivamente alla Battaglia dei Cinque Eserciti, limitandosi ad indossare l'Anello e a cercare di evitare la mischia. Tuttavia durante il parapiglia generale una pietra lo colpì alla testa facendolo svenire; siccome portava l'Anello al dito nessuno si accorse di lui e quando si risvegliò a battaglia finita, molti lo davano già per disperso o addirittura morto.

Venne ritrovato quasi per caso da un soldato di Esgaroth che lo condusse da Gandalf, il quale lo stava ansiosamente cercando da ore. L'hobbit fece giusto in tempo a rappacificarsi con Thorin Scudodiquercia che, morente, gli chiese perdono per gli insulti e lo elogiò per un'ultima volta:

"A terra giaceva Thorin Scudodiquercia, ferito di molte ferite; l'armatura infranta e l'ascia intaccata posate al suo fianco. Levò gli occhi quando Bilbo gli venne vicino. «Addio, buon ladro» egli disse. «Io vado ora nelle sale di attesa a sedermi accanto ai miei padri, finché il mondo non sia rinnovato. Poiché ora l'oro e l'argento abbandono, e mi reco là dove essi non hanno valore, desidero separarmi da te in amicizia, e ritrattare quello che ho detto e fatto alla Porta». Bilbo piegò un ginocchio a terra, pieno di dolore. «Addio, Re sotto la Montagna!» egli disse.«Amara è stata la nostra avventura, se doveva finire così; e nemmeno una montagna d'oro può essere un adeguato compenso. Tuttavia sono felice di avere condiviso i tuoi pericoli: questo è stato più di quanto un Baggins possa meritare». «No!» disse Thorin. «In te c'è più di quanto tu non sappia, figlio dell'Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d'oro, questo sarebbe un mondo più lieto. Ma triste o lieto, ora debbo lasciarlo. Addio!». Allora Bilbo si allontanò, e se ne andò in disparte; tutto solo si sedette avvolto in una coperta e, lo crediate o no, pianse finché i suoi occhi non furono rossi e roca la voce. Aveva un cuore gentile, e dovette passare molto tempo, prima che avesse voglia di scherzare di nuovo."
Lo Hobbit, cap. XVIII, "Il viaggio di ritorno".

Dopo il funerale di Thorin, suo cugino Dain II Piediferro, ormai divenuto Re dei Lungobarbi, volle pagare tutti i debiti offrendo agli Uomini del Lago e agli Elfi una ricca ricompensa e un risarcimento per i danni subiti. Quando fu il momento di ricompensare Bilbo, il Re avrebbe voluto ottemperare ai termini del contratto concedendogli la quattordicesima parte, tuttavia l'Hobbit rifiutò dicendo che per lui era troppo e che sarebbe stato meglio darlo a chi ne aveva più bisogno.

Per sé Bilbo tenne dunque solo due casse (una di argento e una d'oro) e una collana di gemme che poi donò a Re Thranduil come "risarcimento" per il cibo e il vino sgraffignato dalle sue dispense. Per questo magnifico dono Bilbo venne insignito dal Re Elfico, il quale aveva una predilezione per le gemme, del titolo di "Amico degli Elfi" a ricompensa della sua astuzia e del buon cuore dimostrati.

Bilbo (Martin Freeman) interrompe l'asta dei suoi averi nel film Lo Hobbit: la Battaglia delle Cinque Armate.

Fece poi la strada di ritorno assieme a Gandalf e Beorn, fermandosi nella casa di quest'ultimo per festeggiare la festa di Yule. Una volta salutato il Mutapelle, Bilbo e Gandalf ripresero la strada per la Contea con una sosta a Gran Burrone per poi giungere nel luogo dove avevano seppellito il tesoro dei troll.

Bilbo avrebbe voluto prenderne solo una parte, la tredicesima, ma Gandalf gli suggerì di prenderlo tutto in quanto immaginava che ne avrebbe avuto bisogno. I due si salutarono all'altezza di Brea e Bilbo entrò dunque nella Contea dopo quasi un anno di assenza ansioso di ritornare nella sua casa, ma una volta giunto ad Hobbiville gli si presentò davanti uno spettacolo sconvolgente: infatti, senza che lo sapesse, a causa della sua prolungata assenza era stato dichiarato legalmente morto e in quel momento si stava tenendo un'asta dei suoi averi, mentre i Sackville-Baggins avevano cominciato a prendere le misure degli interni sentendosi ormai padroni di Casa Baggins.

L'incontro a Casa Baggins tra Bilbo, Gandalf e Balin alcuni anni dopo l'Avventura della Montagna Solitaria in un'illustrazione di Denis Grodeev

Bilbo interruppe dunque l'asta e cacciò di casa gli ospiti indesiderati, ma si rese conto che ben poco era rimasto: infatti molto del mobilio era già stato venduto e l'argenteria era sparita (Bilbo sospettò sempre che Lobelia gliel'avesse sottratta) e l'hobbit dovette dunque intraprendere un'annosa battaglia legale per dimostrare di essere ancora vivo anche se, per evitare problemi, fu costretto a ricomprare la sua roba da chi l'aveva acquistata all'asta dunque il tesoro dei troll si dimostrò quantomai indispensabile.

Alcuni anni dopo, con la sua Casa restaurata, Bilbo ricevette la visita di Gandalf e Balin che l'aggiornarono degli ultimi avvenimenti da Erebor: le città di di Dale ed Esgaroth erano state ricostruite, Bard era diventato un Re saggio e giusto e inoltre vi era stata la nomina di un nuovo governatore della città sul lago, a seguito della fuga e della morte del predecessore che era fuggito con parte del tesoro della città.

Vita nella Contea e la Festa di Addio[]

Bilbo si accorse al ritorno dall'avventura di aver perso ben di più del congenito interesse degli hobbit per il mondo esterno o la pigrizia: aveva perso la reputazione. Infatti, benché si mostrasse sempre ben disponibile verso tutti, ormai nell'intera Contea era considerato un tipo strambo, con un insana passione per gli Elfi e dalla misteriosa ricchezza, e su quest'ultima le voci la ingigantirono fino a far passare l'idea che l'intera collina di Casa Baggins fosse piena di gallerie rigurgitanti di tesori; inoltre la sua grande longevità, dovuta in gran parte all'Anello anche se Bilbo orgogliosamente l'attribuiva al suo ceppo Tuc, generò un sacco di invidie e perplessità.

L'hobbit comunque si mostrò indifferente a tutte le voci che giravano sul suo conto e continuò a trascorrere la sua vita come se nulla fosse: riceveva spesso visite dei Nani e sovente si recava nei boschi per incontrare gli Elfi, con i quali s'intratteneva. Per sfuggire agli incontri sgraditi (soprattutto con gli odiati parenti Sackville-Baggins) oppure per allontanarsi non visto da casa, Bilbo ricorreva spesso all'invisibilità garantitagli dall'Anello e, a parte Gandalf, per decenni non rivelò a nessuno di possedere un anello magico. Prese a ben volere Sam, il figlio del suo giardiniere Hamfast Gamgee, e gli insegnò a leggere e scrivere; era inoltre sempre ricercato dai ragazzi, soprattutto i suoi giovani parenti Buck e Tuc, perché gli raccontasse le sue avventure.

Nel 2989 TE adottò il cugino Frodo Baggins, nominandolo suo erede e portandolo a vivere con sé a Casa Baggins, con grande disappunto dei suoi parenti Sackville-Baggins, fino a quel momento suoi unici eredi. Frodo era l'unico parere con il quale Bilbo sentisse una qualche affinità, tanto che, oltre ad insegnargli a leggere e scrivere in elfico, fu l'unico hobbit al quale raccontò la vera storia della sua avventura (pur con qualche omissione) e di come fosse entrato in possesso dell'Anello.

Gandalf giunge a Casa Baggins poco prima dell'inizio della Festa

Nell'anno 3001 TE Bilbo, stufo della vita nella Contea e desideroso di viaggiare nuovamente verso la Montagna Solitaria, decise di cogliere l'occasione della festa del suo 111° compleanno per organizzare la sua uscita di scena in maniera spettacolare servendosi del potere del suo Anello. Con l'aiuto di Gandalf e di alcuni Nani, l'hobbit si dette da fare per organizzare una festa che definire sontuosa sarebbe poco: centinaia di persone, tra parenti, amici e conoscenti, vennero invitate (tanto che l'ufficio postale ebbe un bel da fare a smaltire tutti gli inviti), le botteghe di tutta la Contea furono travolte da una valanga di ordini tra richieste di cibarie e attrezzature; Bilbo poi si servì delle sue conoscenze per far arrivare a Hobbiville un sacco di merci esotiche da Erebor e Dale, inoltre Gandalf avrebbe offerto agli invitati un magnifico spettacolo pirotecnico.

Festa di Bilbo by Denis Gordeev.jpg

Finalmente giunse il 22 settembre e si svolse lo sfarzoso ricevimento per i 111 anni di Bilbo. Dopo aver accolto personalmente tutti gli ospiti, compresi gli imbucati, ed essersi assicurato che ognuno di essi ricevesse il proprio regalo, l'hobbit si ritirò presso la tavolata riservata ai parenti stretti del festeggiato e, dopo un succulento pasto, tenne un breve discorso (nel quale offese buona parte dei commensali riferendosi a loro con il termine di "lordo", un'unità di misura hobbit che indica 12 dozzine, ma che nella Contea viene ritenuta offensiva se usata per delle persone), per poi concludere in bellezza la sua avventura di sessant'anni prima con Thorin e la sua Compagnia alla ricerca del tesoro del drago:

"«Se mi è concesso riferirmi a tempi ormai lontani, è anche l’anniversario del mio arrivo a Esgaroth sul Lago Lungo, in una botte. In quell’occasione dimenticai completamente che era il giorno del mio compleanno. Avevo appena cinquantun anni allora, e uno di più o uno di meno non faceva molta differenza. Il banchetto fu splendido e divertentissimo malgrado il mio terribile raffreddore. Ricordo che riuscivo con fatica a dire “Grazie dande a duddi. È ciò che voglio ripetervi oggi, ma senza storpiare le parole: grazie tante a tutti per essere venuti alla mia piccola festa». Silenzio ostinato. Tutti erano terrorizzati al pensiero che qualche canzone o poesia fosse imminente; si stavano annoiando a morte. Perché non se ne stava zitto e non li lasciava brindare in pace alla sua salute? Ma Bilbo non cantò né recitò. S’interruppe un istante e poi proseguì «In terzo ed ultimo luogo, desidero fare un annuncio». Quest’ultima parola giunse così forte e all’improvviso, che molti saltarono in piedi (quelli che ne erano ancora capaci). «Mi rincresce dovervi comunicare che quantunque, come vi ho detto prima, centoundici anni trascorsi in mezzo a voi siano davvero troppo pochi, ora è giunta la fine. Me ne vado. Parto subito. Addio!». Scese dalla sedia e scomparve. Una luce accecante abbagliò per un attimo gli invitati. Quando aprirono gli occhi, non c’era più nessuna traccia di Bilbo."
Il Signore degli Anelli, libro I, cap. I, "Una festa a lungo attesa".

Baggins "il Matto", Jan Pospíšil.

Dopo essere "scomparso" Bilbo tornò quatto quatto a Casa Baggins dove fu raggiunto da Gandalf ed ebbe un confronto con lui: l'hobbit aveva infatti promesso di lasciare a Frodo l'Anello ma adesso il suo potere maligno stava cominciando a fare effetto su di lui rendendogli difficile il rinunciarvi. Tuttavia Gandalf riuscì a convincere l'Hobbit a rinunciare volontariamente all'Anello, salvandolo in tal modo dalla corruzione del Male dopodiché Bilbo s'incamminò assieme a due Nani alla volta della Montagna Solitaria.

La scomparsa di Bilbo suscitò un grande scalpore nella Contea e un sacco di cacciatori di tesori improvvisati si diressero a Casa Baggins per cercare le sue immense ricchezze, costringendo Frodo e i suoi amici anche degli scontri fisici per allontanare i più esagitati. Nonostante le smentite infatti l'idea della grande ricchezza di Bilbo era dura a morire nell'immaginario collettivo e, pian piano che il tempo passava, il vecchio hobbit divenne un personaggio fiabesco di una storia popolare dove era noto come "Baggins il Matto", che usava scomparire all'improvviso per riapparire con sacchi pieni di tesori.

Il viaggio a Erebor e a Gran Burrone e il Consiglio di Elrond[]

Bilbo a Gran Burrone, Fratelli Hildebrandt.

Nei diciassette anni successivi Bilbo non fece più pervenire sue notizie a Frodo nella Contea, tanto che molti lo ritenevano ormai morto anche se Frodo insisteva a negare ciò. Egli infatti ogni 22 settembre organizzava una festa assieme agli amici per celebrare anche il compleanno di Bilbo assieme al suo. Bilbo non era rimasto comunque inoperoso: egli aveva dapprima viaggiato fino a Imladris per poi proseguire verso Erebor, dove aveva rivisto alcuni dei suoi vecchi compagni e si era fermato per un po' di tempo, approfittando dell'ospitalità di Dain II. In seguito ripartì alla volta di Gran Burrone, dove decise di fermarsi definitivamente. In questo periodo strinse amicizia con il ramingo Aragorn (per il quale compose pure una poesia), e approfondì le sue conoscenze di storia e di lingua elfica potendo anche contare sull'immensa biblioteca e la sapienza di Elrond. Nel contempo continuò a lavorare al Libro Rosso correggendo e spuntando i capitoli che necessitavano di revisione.

Diciassette anni dopo la sua partenza dalla Contea, anche Frodo si mise in viaggio per Imladris, incalzato dai Nazgûl intenzionati ad impadronirsi dell'Anello in suo possesso che, dopo le indagini di Gandalf, si era rivelato essere l'Unico Anello appartenuto a Sauron. Durante il viaggio Frodo venne ferito dal Re Stregone a Colle Vento e arrivò agonizzante a Imladris, dove l'arte medica di Elrond lo salvò per un soffio. Per tutto il tempo della convalescenza di Frodo, Bilbo rimase al capezzale del parente assieme a Sam preoccupato delle sue condizioni.

Frodo accompagna Bilbo nei suoi alloggi dopo la declamazione del Canto di Eärendil.

Dopo il risveglio dal coma, Frodo venne condotto nel salone dove vi trovò Bilbo assopito e, colto da immensa gioia, corse ad abbracciarlo. Il vecchio hobbit fu felice di rivedere il giovane parente ormai ristabilito e lo intrattenne declamando agli ospiti del salone il Canto di Eärendil, un componimento poetico di sua creazione ideato in onore di Eärendil il Marinaio, padre di Elrond. Una volta terminata la declamazione Bilbo, stanco, si fece accompagnare in camera da Frodo e, nei giorni successivi, si fece raccontare tutto il suo viaggio da Hobbiville a Imladris.

Assieme a Frodo, Bilbo partecipò al Consiglio di Elrond, durante il quale raccontò la vera di storia di come era venuto in possesso dell'Anello (storia che nella sua interezza non aveva rivelato neppure a Frodo) e prendendo pure le difese di Aragorn, la cui legittimità era stata messa in dubbio da Boromir, figlio del Sovrintendente Denethor II, giunto da Gondor a seguito di una profezia giunta in sogno a lui e al fratello Faramir.

Bilbo dona a Frodo Pungolo e la cotta di Mithril, Anke Eißmann.

Al momento di decidere chi avrebbe dovuto portare l'anello a Mordor, Bilbo si offrì volontario sostenendo che visto che aveva dato inizio lui a questa storia, spettasse a lui il compito di finirla; tuttavia Gandalf gli disse gentilmente che non avrebbe dovuto farlo in quanto non fisicamente nelle condizioni e, soprattutto, perché non sarebbe stato saggio tornare in possesso dell'Anello dopo essere stato per tanti anni esposto al suo influsso; così il compito di Portatore dell'Anello ricadde du Frodo.

Dopo che il Consiglio ebbe decretato la creazione della Compagnia dell'Anello per accompagnare Frodo a Mordor, Bilbo convocò il giovane hobbit nelle sue stanze e gli fece dono della sua spada Pungolo e della Cotta di Mithril che gli era stata regalata da Thorin II Scudodiquercia, sostenendo che sarebbero state più utili a lui nella sua avventura che non a prendere polvere in un baule.

La partenza per Valinor[]

La partenza per Valinor, di Denis Gordeev.

Nel 3021 TE Bilbo, ormai divenuto ufficialmente l'Hobbit più anziano battendo il record del Vecchio Tuc, partì da Imladris assieme a Elrond e Galadriel per raggiungere Frodo e Gandalf che l'aspettavano per raggiungere con lui i Porti Grigi.

A lui e a Frodo era stato concesso l'onore di partire alla volta di Aman con gli altri Portatori degli Anelli. Fu così che il 22 Settembre 3021 TE il vecchio hobbit s'imbarcò assieme a Frodo, Gandalf, Elrond e Galadriel lasciando per sempre la Terra di Mezzo e segnando così la fine della Terza Era.

Curiosità[]

  • All'epoca della Cerca di Erebor Bilbo ha cinquant'anni ed è dunque il membro più giovane della Compagnia di Thorin.
  • Benché non venga mai esplicitato chiaramente da Tolkien, in base ad alcuni accenni rinvenibili nei libri si arguisce che Bilbo di mestiere fa il presta-soldi.
  • Bilbo si può considerare tranquillamente l'Hobbit più ricco della Contea anche perché, oltre all'oro guadagnato nell'impresa di Erebor, possiede la Maglia di Mithril regalatagli da Thorin, il cui valore supera grandemente quello della Contea e di tutto ciò che vi è contenuto.
  • Bilbo è ufficialmente l'hobbit più vecchio della Contea essendo riuscito a compiere 131 e battendo dunque il record precedente di 130 stabilito da suo nonno Gerontius Tuc.

Adattamenti[]

Lo Hobbit (1977)[]

Bilbo, ne Lo Hobbit (1977).

In questo adattamento animato il personaggio dell'hobbit è doppiato da Orson Bean. Come riproposto nel film l'adattamento di Bilbo appare piuttosto fedele al personaggio del libro anche se con alcune scusabili differenze.

Il Signore degli Anelli (1978)[]

Bilbo, ne Il Signore degli Anelli (1978).

Nel film di Bakshi l'hobbit è doppiato da Norman Bird mentre nel prologo al rotoscopio è impersonato da Billy Barty.

Anche in questo adattamento animato il personaggio di Bilbo risulta abbastanza fedele al libro anche se con alcune differenze.

Trilogia de il Signore degli Anelli (2001 - 2003)[]

Bilbo, interpretato da Ian Holm.

Nella prima trilogia di Peter Jackson il personaggio dell'Hobbit è interpretato dall'attore Ian Holm che, casualmente, aveva dato la voce a Frodo Baggins nell'adattamento radiofonico del Signore degli Anelli di vent'anni prima.

Anche se con alcune differenze tra libro e film, la resa del personaggio è forse il più fedele di tutti gli adattamenti.

Bilbo, interpretato da Martin Freeman.

Trilogia de Lo Hobbit (2012 - 2014)[]

Nella Trilogia de "Lo Hobbit", sempre di Peter Jackson, il personaggio di Bilbo è interpretato da due attori: nuovamente da Ian Holm nel prologo, dove si vede Bilbo in età avanzata, e da Martin Freeman che interpreta il giovane Bilbo membro della Compagnia di Thorin.


Albero genealogico[]