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"E parve a Thingol che quell'Uomo fosse dissimile da ogni altro Uomo mortale, e degno dei grandi di Arda, e che l'amore di Lúthien fosse cosa nuova e strana; e s'avvide che nessun potere al mondo avrebbe potuto opporsi alla loro sorte. E finalmente diede il proprio consenso e Beren ricevette la mano di Lúthien davanti al trono del padre di lei."
Il Silmarillion, cap. XIX, "Beren e Lúthien".

Beren, chiamato anche Beren Erchamion, fu un Uomo della stirpe degli Edain appartenente alla Casa di Bëor che visse nel Beleriand durante la Prima Era.

Fu uno dei più grandi eroi della Terra di Mezzo, entrando nella leggenda per la sua storia d'amore con Luthien del Doriath, figlia di Thingol e Melian, e per aver recuperato uno dei Silmaril dalla Corona Ferrea di Morgoth.

Fu l'unico uomo al quale sia stato concesso di ritornare dalla morte e dalla sua unione con Luthien discesero Elrond e la stirpe dei Re di Númenor, ed è un antenato comune sia di Aragorn che di Arwen.

Etimologia[]

Il nome Beren è di origine Sindarin che significa "Fiero/Baldanzoso". In seguito gli furono affibbiati i nomi di Camlost (Mano Vuota) ed Erchamion (Monco) il cui equivalente in Noldorin è Ermabwed ed in Quenya Elmavoitë.

Aspetto fisico[]

Beren aveva i capelli castano-dorati e gli occhi grigi. Era più alto della maggior parte dei suoi parenti, ma (secondo il tratto della sua casa) aveva le spalle larghe e gli arti erano molto forti.

Armi[]

Secondo Il Silmarillion e I Racconti Perduti Beren ebbe principalmente due armi: la spada Dagmor, la sua arma durante la guerriglia nel Dorthonion, e la daga Angrist, sottratta a Celegorm, con la quale estrasse uno dei Silmaril dalla Corona Ferrea di Morgoth.

Biografia[]

Vita nel Dorthonion[]

Beren e alcuni suoi compagni a Tarn Aeluin, Ted Nasmith.

Beren nacque nel Dorthonion nel 432 PE da Barahir e Emeldir della Casa di Bëor. Visse la propria gioventù nel Dorthonion e giovanissimo prese parte alla sanguinosa battaglia di Dagor Bragollach, che causò la rovina del suo regno.

Assieme al padre, ad alcuni compagni scampati e dei sudditi fedeli dette vita ad una grande banda di fuorilegge che condusse una guerriglia senza quartiere contro Morgoth e i suoi servitori, con grande frustrazione dell'Oscuro Signore che non riuscì mai a catturarlo. Tuttavia Morgoth decise un giorno di inviare il suo luogotenente Sauron per stanare i ribelli; questi servendosi del povero Gorlim, uno dei compagni di Beren che Sauron aveva catturato con l'inganno, riuscì a scovare il nascondiglio dei Fuorilegge di Barahir e a tendergli un'imboscata nella quale morirono tutti tranne Beren, il quale al momento dell'attacco si trovava in missione lontano dal covo.

Beren si appresta ad assalire gli Orchi, Andrea Piparo [1].

Una volta ritornato e scoperto il massacro, Beren non si perdette d'animo e una volta seppellite le ossa del padre e dei suoi compagni, si lanciò all'inseguimento della truppa di orchi che aveva perpetrato l'eccidio. Li raggiunse mentre questi si erano fermati a bivaccare e, complice la notte, riuscì ad avvicinarsi abbastanza silenziosamente da non essere visto dalle sentinelle. Per un momento ascoltò i discorsi degli orchi che, soddisfatti della riuscita della missione affidatagli da Sauron, si divertivano rimembrando i particolari del massacro. Quando il loro capo estrasse la mano di Barahir con ancora al dito il suo Anello che si era tenuto come prova da esibire a Sauron, Beren saltò fuori dal suo nascondiglio piombando in mezzo agli orchi e uccidendone diversi; approfittando della confusione venutasi a creare, il giovane uccise l'orco e recuperò la mano di suo padre, per poi sparire nelle tenebre mentre i nemici si affannavano inutilmente a cercarlo.

Dopo questa impresa Beren continuò da solo la guerra di suo padre contro i servi dell'Oscuro Signore, nascondendosi nelle immense foreste del Dorthonion, dove strinse amicizia con gli uccelli e le creature che le popolavano. In questo periodo il giovane si astenne dal mangiare carne e da uccidere creature innocenti, conducendo la sua guerra personale contro tutte le creature di Morgoth che osavano avventurarsi nelle foreste. Non temeva la morte, bensì solo la cattività e, audace e disperato com'era, si sottrasse sia alla morte che ai ceppi; e le gesta di solitaria audacia che compì furono celebrate per tutto il Beleriand, e la loro fama giunse fino al Doriath.

Viaggio verso Sud[]

Beren e Shelob.

Morgoth, quando venne a sapere che Beren era sopravvissuto, mise sulla sua testa un'immensa taglia e sguinzagliò i suoi servi in una caccia spietata al comando di Sauron. Beren fu quindi costretto a fuggire dal Dorthonion, abbandonando la tomba del padre, e si diresse verso le alte regioni del Gorgoroth, i Monti del Terrore. Da qui egli scorse da lontano il Doriath e nacque nel suo cuore il desiderio di scendere nel Regno Celato, luogo che nessun piede mortale aveva ancora calpestato.

Il suo viaggio a sud fu terribile per ripidità dei precipizi degli Ered Gorgoroth e la vicinanza con il deserto di Nan Dungortheb, dove il potere di Sauron si scontrava con il barriera di Melian. Lì abitavano creature oscure, tra cui ragni della perfida razza di Ungoliant e altre creature nate prima della creazione del Sole. Sembra che durante l'attraversamento di questa regione abbia combattuto contro Shelob, ma non riuscì ad ucciderla. Nessuno sa come Beren riuscì a trovare una via attraverso sentieri che nè Uomo, nè Elfo percorsero mai, dal momento che egli non ne parlò mai a nessuno per paura che l'orrore gliene tornasse alla mente.

Incontro con Luthien[]

L'incontro tra Beren e Luthien, Denis Gordeev.

"Aggirandosi d'estate nei boschi di Neldoreth, si imbatté in Luthien, figlia di Thingol e Melian, ed era sera, nel momento in cui la luna saliva in cielo, e Luthien danzava sull'erba sempre verde nelle radure lungo le rive dell'Esgalduin. Ed ecco il ricordo di tutte le sue sofferenze abbandonò Beren, ed egli cadde in preda ad un incantesimo, poiché Luthien era la più bella di tutti i figli di Iluvatar. [...] Ma Luthien scomparve alla vista di Beren, il quale divenne sordo come chi sia in preda d'incantesimo, e a lungo s'aggirò per i boschi, selvaggio e vigile come una belva, cercandola. In cuor suo la chiamava "Tinuviel", che significa Usignolo, come vien detta nella lingua degli Elfi Grigi questa figlia del crepuscolo, perché non sapeva quale altro nome darle. E la scorgeva lontano come foglia ai venti d'autunno e, d'inverno, una stella sopra un colle, ma una catena gli gravava le membra. Vi fu un momento, poco prima dell'alba, la vigilia di Primavera, che Luthien danzava sopra un verde colle; e d'un tratto prese a cantare [...]; e il canto di Luthien sciolse i vincoli dell'inverno, e le acque gelate parlarono e i fiori balzarono su dalla fredda terra là dove si erano posati i suoi piedi. Allora Beren fu liberato dall'incantesimo del silenzio, ed egli la chiamò, invocando Tinuviel; e i boschi eccheggiarono del nome. Luthien si arrestò meravigliata e più non fuggì, e Beren venne a lei."
Il Silmarillion, cap. XIX, "Beren e Lúthien"

Così Beren entrò nel Doriath, nascondendosi per molti mesi nei boschi dei Sindar; una sera accadde che mentre era in cerca di cibo, essendo affamato da giorni, vide una ragazza solitaria in una radura: era Lúthien, principessa dei Sindar e figlia di Thingol e Melian, mentre felice e sorridente cantava e danzava alla luna, insieme agli uccelli del bosco sotto una limpida volta celeste, e Beren se ne innamorò perdutamente, dimentacando improvvisamente tutte le fatiche del viaggio. Lui, non conoscendone il nome, la chiamò a gran voce "Tinùviel, Tinùviel!!!" (usignolo della notte); lei lo sentì e si volse a lui, ma spaventata scappò via; tuttavia, col passare dei giorni, i due si incontrarono e avvicinarono sempre di più, finché un giorno si trovarono l'uno di fronte all'altra, e guardandosi negli occhi capirono che i loro destini sarebbero da quel momento stati uniti per sempre.

Beren e Luthien alla corte di Thingol, Donato Giancola.

Per molto tempo Beren si nascose nei boschi del Doriath, incontrandosi in segreto con Lúthien, dapprima scambiandosi solo sguardi, e poi passando molto tempo insieme. Fu un periodo felice per entrambi, e Beren sembrava aver dimenticato le sofferenze che il suo popolo, come tutti i figli di Ilúvatar, stava patendo a causa di Morgoth. Ma questi incontri non rimasero segreti a lungo: infatti Thingol sospettava qualcosa dietro alle lunghe assenze della figlia, e le mise dietro delle guardie, che catturarono Beren e lo portarono a Menegroth, al suo cospetto. Lì, Beren si rivelò come erede di Barahir, e davanti allo stupore ed all'orrore generale, dichiarò il suo amore per Lúthien. Tale amore era impossibile, in quanto lui uomo mortale, lei elfa immortale e figlia di una Maiar.

La ricerca dei Silmaril[]

Thingol rifiutò perciò energicamente e con convinzione di concedergli la mano di Lúthien. Ma in cuor suo, sapeva che non poteva andare contro quel destino così impetuoso, e allora pose una condizione in apparenza insormontabile: Lùthien e Beren avrebbero potuto sposarsi solo ed esclusivamente se l'uomo gli avesse portato uno dei Silmaril incastonati nella Corona Ferrea di Morgoth.

Beren e Lúthien al cospetto di Thingol e Melian, Anke Eißmann.

"Thingol però fissava in silenzio Lùthien; e in cuor suo pensava: “Infelici Uomini, figli di signori da nulla e di regoli, possibile che uno di costoro metta la mano su te, e continui a vivere? “. Poi, rompendo il silenzio, disse: «Vedo l’anello, figlio di Barahir, e m’accorgo che tu sei fiero e che ti ritieni forte. Ma le imprese di un padre, ancorché i suoi servigi siano stati resi a me, non sono sufficienti a conquistare la figlia di Thingol e di Melian. Ordunque, stammi a sentire! Anch’io desidero un tesoro che mi è negato. Infatti, rocce, acciaio e i fuochi di Morgoth custodiscono la gemma che vorrei possedere più di tutti i poteri dei regni degli Elfi. Ma ho udito dire che ostacoli del genere non ti sgomentano. Mettiti dunque per via! Portami, di tua mano, un Silmaril della corona di Morgoth; e quindi, se lo vorrà, Lùthien potrà darti la sua. Perché allora si che potrai avere la mia gemma; e, sebbene il destino stesso di Arda sia contenuto nei Silmaril, pure dovrai dirmi generoso»."
—Thingol sfida Beren a recuperare un Silmaril da Morgoth, Il Silmarillion, cap. XIX, "Beren e Lúthien".

Melian, preoccupata poiché era conscia che sui gioielli aleggiava una maledizione che avrebbe potuto causare la rovina del Doriath, cercò di dissuadere il marito dal porre in atto questa richiesta ma Thingol fu irremovibile. Beren, benché fosse conscio della difficoltà di questa richiesta, per amore di Luthien accettò la sfida e disse al Re che gli avrebbe portato uno dei Silmaril.

Belen chiede l'aiuto di Finrod, Anke Eißmann.

Lasciato il Doriath, l'uomo si diresse dunque nelle terre del Nargothrond intenzionato a chiedere aiuto a Finrod Felagund, che era stato amico di suo padre e, dopo che Barahir gli aveva salvato la vita nelle Paludi di Serech, si era impegnato ad aiutare i membri della Casa di Bëor qualora si fossero trovati in difficoltà. Grazie all'Anello di Barahir Beren riuscì a farsi riconoscere dalle sentinelle di Finrod che lo condussero nella reggia del Nargothrond, dove fu ricevuto dal Re: Beren gli espose dunque la situazione, raccontandogli della morte di Barahir e della richiesta di Thingol, e gli chiese dunque aiuto per portare a termine la sua impresa.

"E così Beren giunse al cospetto di Re Finrod Felagund, il quale lo conosceva, né aveva certo bisogno di anelli che gli ricordassero la stirpe di Bëor e di Barahir. A porte chiuse, se ne stettero, e Beren riferì della morte di Barahir e di tutto ciò che gli era accaduto nel Doriath; e pianse, ricordando Lùthien e la gioia che avevano conosciuto insieme. Felagund però stette ad ascoltare il suo racconto con stupore misto a preoccupazione; e si rese conto che il giuramento fatto avrebbe significato morte, come tanto tempo prima aveva predetto a Galadriel; e fu con cuore greve che parlò a Beren, così dicendogli: « È chiaro che Thingol desidera la tua morte; ma, a quanto sembra, è una sorte, questa, che trascende i suoi propositi, e il Giuramento di Fèanor torna a far pesare le proprie conseguenze. I Silmaril, infatti, sono maledetti con un giuramento di odio, e colui il quale anche solo li desidera, ridesta un grande potere; e i figli di Fèanor preferirebbero che tutti i regni degli Elfi andassero in rovina piuttosto che tollerare che qualcun altro che non loro stessi si impadronisca di un Silmaril o ne entri in possesso, e ciò perché sono legati al Giuramento. E adesso Celegorm e Curufin dimorano nelle mie aule; e benché io, il figlio di Finarfin, sia Re, essi si sono acquistati grande potere nel regno, e sono alla testa di molti dei loro. In ogni necessità mi hanno dimostrato amicizia, ma temo che non avranno né amore né pietà per te qualora siano informati della tua cerca. Pure, il mio giuramento resta valido; e così, siamo tutti prigionieri della stessa rete »"
—L'incontro tra Finrod e Beren, Il Silmarillion, cap. XIX, "Beren e Lúthien"

Finrod, che era di buon cuore e si sentiva vincolato alla promessa fatta a Barahir, accettò di aiutare il giovane; tuttavia non poté fare affidamento sui suoi sudditi che, aizzati dai Figli di Fëanor, si dichiararono contrari all'impresa del giovane. Sdegnato Finrod rinunciò dunque alla signoria sul Nargothrond, che fu assunta dal nipote Orodreth, e con dieci compagni travestiti come un manipolo di Orchi si avventurò verso Nord assieme a Beren.

Finrod affronta il lupo di Sauron a mani nude per proteggere Beren, Mysilvergreen.

Tuttavia furono scorti dalle sentinelle di Sauron e, poiché quella truppa di "orchi" non rispondeva ai segnali convenuti, il Luogotenente di Morgoth si accorse dell'inganno e ordinò di catturarli e condurli a Tol-in-Gaurhoth. Una volta che furono giunti al suo cospetto Sauron li sottopose a orrende minacce di torture per estorcergli la loro identità e il motivo della loro impresa; tuttavia nessuno dei membri della compagnia parlò e Finrod ingaggiò addirittura un duello magico con Sauron che però alla fine perdette. Vedendo che non otteneva nulla Sauron li fece gettare nelle segrete della fortezza, dopodiché escogitò un modo crudele per cercare di estorcergli la verità: a intervalli regolari inviava un orrido lupo nelle celle dei prigionieri che uccideva i compagni di Finrod e Beren uno alla volta, sperando che il terrore spingesse uno di essi a cedere, ma anche in questo caso nessuno tradì. Quando fu il turno di Beren, Finrod spezzò le catene e affrontò la bestia a mani nude riuscendo ad ucciderla, ma spirando poco dopo per le gravi ferite riportate

Sauron viene sconfitto da Huan e costretto da Luthien a cederle la signoria su Tol-in-Gaurhoth, Denis Gordeev.

Mentre Beren piangeva disperato la morte dell'amico, alle porte di Tol-in-Gaurjoth si presentò in suo soccorso giunse l'amata Lúthien accompagnata da Huan, il Mastino di Valinor. Durante la sua fuga dal Doriath la fanciulla dapprima aveva raggiunto il Nargothrond, ma qui era stata catturata da Celegorm e Curufin, i quali pensavano di trattenerla per poi chiederla a Thingol in sposa, ed era stata rinchiusa in una delle stanze della reggia. Tuttavia Huan, il Cane di Valinor che aveva accompagnato Celegorm durante la Fuga dei Noldor, ebbe pietà di lei e l'aiutò a fuggire dalla sua prigione accompagnandola alla fortezza di Sauron dove Beren era tenuto prigioniero. Il Capitano di Morgoth inviò contro Huan decine di Mannari che il cane di Valinor uccise in successione così Sauron gli inviò contro lo stesso Draugluin, signore dei Mannari di Angband; fu un duro combattimento ma alla fine Huan ferì mortalmente il Padre dei Mannari che si trascinò davanti al suo padrone annunciando la venuta del Mastino di Valinor per poi spirare.

Poiché Sauron era a conoscenza della profezia secondo la quale Huan avrebbe trovato la morte combattendo contro il più grande dei Mannari, si mosse personalmente per affrontare il mastino di Valinor, assumendo la forma di un immenso e terrificante Mannaro, ma venne sconfitto e obbligato da Luthien a cederle la signoria di Tol-in-Gaurhoth in cambio della libertà. Una volta che Sauron ebbe abbandonato la fortezza questa, non più permeata dalla sua malvagità, crollò liberando i prigionieri dalle segrete; fu qui che Luthien e Huan trovarono Beren, il quale si disperava per la morte dell'amico e la invocava anche su di sé; tuttavia la presenza della sua amata Luthien fu sufficiente a guarirlo dal suo delirio.

Beren, assieme a Huan, si oppone a Celegorm e Curufin, Denis Gordeev.

Dopo aver seppellito le spoglie di Finrod sul luogo dove un tempo sorgeva la sua fortezza, Beren e Luthien ripresero la strada per il Doriath: l'uomo infatti era convinto che il viaggio sarebbe stato troppo pericoloso e volle riportare Luthien da suo padre prima di riprendere la via per Angband. Nel frattempo la notizia della morte di Finrod aveva raggiunto il Nargothrond, assieme anche alla verità sulle malefatte di Celegorm e Curufin nei confronti di Luthien; ciò attirò su di loro il biasimo di tutti i Noldor della fortezza e alcuni cominciarono a parlare apertamente di vendicare la morte del Re rivalendosi su di loro. Così su suggerimento di Orodreth, i figli di Fëanor furono costretti a lasciare il Nargothrond per raggiungere i loro fratelli più a est, accompagnati da Huan che, dopo aver sconfitto Sauron, era ritornato dal suo padrone. Durante il viaggio incrociarono Beren e Luthien in marcia verso il Doriath e tentarono nuovamente di rapire la fanciulla e uccidere l'uomo; ma Beren, aiutato da Huan che si ribellò ai maligni propositi di Celegorm, affrontò e vinse i due figli di Fëanor, sottraendogli la daga Angrist e cacciandoli via a male parole; umiliati, i due elfi se ne andarono, ma non prima che Celegorm scagliasse una freccia contro Luthien, che tuttavia colpì Beren il quale si frappose tra il dardo e l'amata. Lúthien allora, aiutata da Huan, prestò le proprie cure a Beren, servendosi anche dell'Athelas, e per qualche tempo rimasero in un bosco, vegliati da Huan.

Una volta che Beren si fu rimesso, egli riportò Luthien nel Doriath e, affidatola alle cure di Huan, mentre la fanciulla dormiva ripartì da solo verso Angband. Tuttavia l'elfo non volle abbandonare l'amato e con l'aiuto di Huan raggiunse Tol Sirion dove recuperarono le pelli di Draugluin e Thuringwethil per poi raggiungere, così travisati, Beren che era in cammino verso la fortezza di Morgoth. Una volta raggiunto l'uomo Huan parlò una seconda volta, dicendogli di rinunciare al proposito di riportare Luthien a Menegroth, poiché essi erano legati da un fato più potente, dopodiché dette a Beren la pelle di Draugluin e i due amanti usarono le spoglie di questi per penetrare con l'inganno in Angband, compiendo la più grande impresa che mai Uomini o Elfi abbiano tentato. Dopo aver addormentato Carcharoth, il figlio di Draugluin che l'Oscuro Signore aveva posto a guardia dei Cancelli di Angband, Beren e Luthien, nella guisa di Draugluin e Thuringwethil, discesero uno ad uno i livelli sotterranei della fortezza e giunsero fino al trono di Morgoth.

Al cospetto del Nero Trono Lúthien si liberò della pelle di Thuringwethil presentandosi di fronte a Morgoth in tutta la sua bellezza e intonò un bellissimo e soporifero canto magico, che addormentò l'intera fortezza, compreso l'Oscuro Signore il quale, dopo aver fantasticato pensieri turpi sull'elfa, cadde lungo disteso dal suo trono, addormentato in un sonno profondo.

Una volta che la magia di Luthien ebbe effetto, Beren potè disfarsi del suo travestimento e, con la daga che aveva sottratto a Celegorm, si avvicinò alla Corona Ferrea e cominciò a lavorare per staccare uno dei Silmaril. Dopo aver ottenuto uno dei gioielli, pensò che forse avrebbe potuto recuperarli tutti, ma non era questo il piano del fato: infatti, mentre lavorare per staccare la seconda gemma dalla corona di Morgoth, dalla lama si staccò una scheggia che colpì Morgoth sulla gota, e il dolore fece lentamente destare l'Oscuro Signore dall'incantesimo di Luthien e con lui l'intera fortezza cominciò a destarsi dal sonno.

Beren si oppone a Carcharoth, Denis Gordeev.

I due amanti allora, presi dal panico scapparono e giunsero fino alle porte, dove il guardiano, il lupo mannaro Carcharoth - che in precedenza era stato addormentato da Lúthien - ora si era svegliato e gli bloccava la via di fuga. Poiché Luthien era troppo debole per cercare di addormentare nuovamente la bestia, Beren allora tirò fuori il Silmaril e lo rivolse verso il lupo, sperando che la luce benedetta del gioiello potesse allontanarlo.

"Beren però gli si pose davanti e nella mano destra teneva alto il Silmaril. Carcharoth si fermò, e per un istante ebbe paura. « Vattene, fuggii, » gridò Beren «poiché qui c’è un fuoco che ti consumerà e con te ogni perfida creatura. » E piantò il Silmaril in faccia al lupo. Ma Carcharoth non fu affatto intimidito dalla vista della santa gemma, anzi lo spirito divorante che era in lui si ridestò con subitaneo ardore; e, spalancando le fauci, di colpo acchiappò la mano e la mozzò all’altezza del polso. Ed ecco di repente le sue interiora riempirsi di una fiamma di tormento, e il Silmaril ne squarciò la carne maledetta. Ululando fuggì Carcharoth, e le mura della valle del Cancello echeggiarono dei suoi clamorosi tormenti. Così terribile egli divenne nella sua pazzia, che tutte le creature di Morgoth che abitavano in quella valle o percorrevano una delle strade che vi adducevano, fuggirono lontane; per ché Carcharoth uccideva tutti gli esseri viventi che gli si paravano dinanzi, e irruppe nel mondo dal Nord arrecando rovina. Di tutti i terrori che mai fossero piombati sul Beleriand prima della caduta di Angband, il più spaventoso fu la follia di Carcharoth, e ciò perché il potere del Silmaril era dentro di lui. "
—Carcharoth e il Silmaril, Il Silmarillion cap XX

Tuttavia Carcharoth non indietreggio e, spalancate le fauci, mozzò la mano di Beren insieme al gioiello e l'uomo, per lo shock e il dolore, svenne. Tuttavia il mannaro non poté gettarsi sui due poiché la luce benedetta del gioiello cominciò a bruciare le sue interiora corrotte e Carcaroth impazzì dal dolore, iniziando a correre senza sosta, travolgendo e uccidendo chiunque trovasse davanti.

Beren presenta a Thingol il moncherino della sua mano destra, Denis Gordeev.

Faticosamente Lúthien e Beren riuscirono a riguadagnare l'uscita e a giungere nell'Anfauglith, dove vennero poi tratti in salvo dalle aquile di Manwë, le quali lasciarono i due amanti sul confine del Doriath, dove Luthien prestò nuovamente le proprie cure a Beren, ormai privo della mano destra. Dopo che si fu rimesso, nonostante Luthien non volesse, Beren le disse che era tenuto a ritornare nel Doriath e a onorare il giuramento che aveva fatto a Thingol e assieme all'amata e a Huan si recò nella reggia di Menegroth. Quando giunse al cospetto del Re, Thingol gli chiese dove fosse ciò che gli aveva chiesto, Beren mostrò il moncherino della sua mano e raccontò al sovrano tutte le prove che aveva dovuto affrontare dopo aver lasciato il Doriath, non risparmiando nessun particolare. Dopo aver ascoltato la storia di Beren, Thingol comprese che l'uomo era degno dei più grandi di Arda e che nessun potere al mondo avrebbe potuto opporsi alla sua sorte, dunque, sebbene l'impresa non fosse stata del tutto portata a termine, egli dette il proprio consenso all'unione tra sua figlia e l'uomo, accettando finalmente Beren come proprio genero.

La Caccia a Carcharoth e la morte[]

Huan affronta Carcharoth in un'illustrazione di Ted Nasmith

Tuttavia la felicità per i due amanti era ancora lontana: infatti Carcharoth in preda al delirio e al dolore, aveva devastato il Beleriand settentrionale, senza riguardo verso nessuno fossero essi Elfi o Orchi, per poi dirigersi verso sud. Grazie al potere del gioiello, il quale gli straziava sempre di più le viscere, il mannaro riuscì a superare la Cintura di Melian e ad introdursi nel Doriath, dove il terrore si sparse tra tutti i suoi abitanti. Allora Thingol formò una spedizione di caccia alla quale parteciparono i suoi capitani Beleg e Mablung, in più ad essi si unirono anche Beren, il quale si sentiva in parte responsabile per la furia abbattutasi sul regno del suocero, e il mastino Huan. La compagnia di cacciatori intercettò Carcharoth mentre era intento a bere in un ruscello, tentando di estinguere il bruciore nelle sue carni, ma la bestia non si spaventò e anzi, si lanciò all'attacco disarcionando il Re e uccidendone il cavallo. Allora Beren corse in soccorso di Thingol ma poco potè fare contro la bestia che, distolta dal sovrano, si avventò su di lui come una furia e lo ferì gravemente.

La morte di Beren e Huan

Fu allora che Huan si avventò su Carcharoth, ingaggiando un memorabile combattimento senza esclusione di colpi. Il Mastino di Valinor ricevette gravi ferite, ma alla fine riuscì ad uccidere la bestia, dopodiché si trascinò al fianco di Beren e, per la terza e ultima volta, parlò pronunciando parole di addio verso l'eroe; l'uomo gli mise affettuosamente la mano sul capo e insieme spirarono.

"Mablung e Beleg accorsero in aiuto del Re, ma quando s’avvidero di come erano andate le cose, gettarono le lance e piansero. Poi Mablung cavò un coltello e aprì il ventre del Lupo, che all’interno apparve tutto divorato come da un fuoco, ma la mano di Beren che stringeva il gioiello era ancora incorrotta. Quando però Mablung allungò la sua a toccarla, ecco che la mano sparì, e il Silmaril fu lì, svelato, e la sua luce rischiarò le ombre della foresta tutt’attorno. Allora in fretta, pieno di timore, Mablung prese il Silmaril e lo mise nella mano rimasta a Beren; e dal tocco del Silmaril Beren venne resuscitato, e levò alto il gioiello e pregò Thingol di accettarlo. « Ora si che la Cerca è compiuta,» disse «e la mia sorte del pari»; e più non parlò. Riportarono Beren Camlost figlio di Barahir su una lettiga fatta di rami con Huan il cane al suo fianco; e la notte scese prima che rientrassero in Menegroth."
—La morte di Beren, Il Silmarillion, cap. XIX, "Beren e Lúthien".

A quel punto Mablung aprì il ventre di Carcharoth e, con somma meraviglia di tutti, vi trovò il Silmaril ancora avvolto nella mano destra di Beren. Una volta preso il gioiello, questo fu messo nella mano che restava a Beren e l'eroe, grazie al contatto col gioiello, tornò brevemente in vita per poi consegnarlo a Thingol, compiendo così la sua promessa, e poco dopo morì definitivamente.

Seconda Vita a Tol Galen e la Battaglia di Sarn Athrad[]

Per preghiera di Lúthien, lo spirito di Beren indugiò però nelle Aule di Attesa, riluttante ad abbandonare il mondo per sempre come stabilito dal Fato degli Uomini. Lúthien non poté reggere un tale dolore e ben presto anche la sua anima si allontanò dalla Terra di Mezzo. Arrivata alle Aule di Mandos, ai confini del mondo, ella si inginocchio di fronte a Mandos e cantò per lui. Il canto di Lúthien fu il più bello e più triste che mai il mondo udrà, dal momento che ella intrecciò insieme due temi di parole, quello del dolore degli Eldar e quello della pena degli Uomini. Lo stesso Mandos, giudice impassibile, ne fu commosso, e convocò lo spirito di Beren che così si riunì a Lúthien al di là del Mare Occidentale.

Tuttavia, Mandos non aveva il potere di trattenere gli spiriti degli Uomini, nè poteva mutare i destiti dei Figli di Iluvatar. Egli si recò dunque da Manwë, signore dei Valar, che chiese consiglio al suo pensiero più intimo, dove la volontà di Iluvatar si rivelava. Fu così che ad essi fu permesso di tornare insieme nella Terra di Mezzo, ma senza alcuna certezza nè di vita, nè di gioia, e con la condizione che Lúthien rifiutasse l'immortalità del suo popolo. Così i due vissero nuovamente, e abitarono in Tol Galen in mezzo al fiume Adurant dell'Ossiriand. Lúthien e Beren ebbero un figlio, chiamato Dior, erede di Thingol, considerato uno degli esseri più belli che mai vissero nella Terra di Mezzo, dal momento che in lui scorreva il sangue di Uomini, Elfi e Ainur.

Beren recupera la Nauglamír dal corpo del Re dei Nani dopo la battaglia, Steamey.

Dopo la morte di Thingol per mano dei Nani e il saccheggio del Doriath a seguito della Battaglia delle Mille Caverne, Beren e il figlio Dior radunarono un esercito di Elfi Verdi e tesero un'imboscata all'armata dei Nani uccidendoli quasi tutti, mentre i superstiti furono dispersi nelle foreste e divennero preda degli Ent. Dal corpo del Re di Nogrod, Beren recuperò la Nauglamír nella quale era stato incastonato il Silmaril e la portò a Luthien a Tor Galen, mentre il figlio Dior andò a Menegroth a reclamare il trono che era stato di suo nonno. Alcuni dicono che il possesso della gemma di Fëanor abbia accelerato lo sfiorire della loro vita e i due sposi si spensero insieme nel 503 PE, venendo sepolti a Tol Galen, mentre la Nauglamír fu portata nel Doriath a Dior.

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