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"Il mattino arrivò, e anche il vento del mare: e l’oscurità scomparve, e gli eserciti di Mordor tremarono, e furono colti dal terrore, e fuggirono, e morirono, e zoccoli furibondi li calpestarono. Allora tutto l’esercito di Rohan irruppe in un canto, e cantavano mentre colpivano, in preda alla gioia della battaglia, ed il suono del loro canto fiero e terribile giunse sino alla città."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. V, "La cavalcata dei Rohirrim".

La Battaglia dei Campi del Pelennor fu la più violenta e sanguinosa battaglia della Guerra dell'Anello. Combattuta il 15 Marzo 3019 TE, vide contrapporsi le forze di Rohan e di Gondor contro l'Esercito di Mordor che in quel momento stava sottoponendo la città di Minas Tirith ad un duro assedio.

La battaglia fu molto dura e nel corso degli scontri trovarono la morte insigni personaggi di entrambi gli schieramenti, come Re Théoden di Rohan e il Re Stregone di Angmar, ma alla fine i Popoli Liberi della Terra di Mezzo riuscirono a sconfiggere le armate di Mordor e a ricacciarle ad est dell'Anduin.

In seguito, per onorare i numerosi guerrieri caduti in questo scontro contro il male, i Rohirrim composero la canzone de I Tumuli di Mundburg.

Antefatti Modifica

La caduta di Cair Andros e l'Assedio di Gondor Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi le voci Prima Battaglia di Cair Andros e Assedio di Gondor.
Battaglia nel Pelennor

Lo scontro nei Campi del Pelennor

L'11 Marzo le armate di Mordor attaccarono la parte occidentale di Osgiliath: la sproporzione di forze non riuscì ad essere compensata dal valore dei soldati di Gondor, così Faramir dopo un giorno di resistenza fu costretto a ritirarsi alle mura del Rammas Echor lasciando il controllo della città al nemico. Tuttavia, anche se asserragliati su posizioni più forti, i soldati di Minas Tirith erano troppo pochi per resistere a lungo contro un nemico tanto più numeroso, così il 13 Marzo Faramir fu costretto ad ordinare la ritirata verso la città; mentre guidava il ripiegamento il valoroso capitano di Gondor venne ferito da una freccia avvelenata e probabilmente sarebbe morto quel giorno se suo zio Imrahil non avesse guidato una sortita dei suoi cavalieri permettendo ai soldati di Gondor di portarlo in salvo e asserragliarsi nella città.

Per i successivi due giorni il Re Stregone assediò Minas Tirith, inviando ondate su ondate di soldati contro le mura. Tuttavia la cinta del primo livello era costruita quando ancora i Numenoreani erano all'apice della propria grandezza, così ogni tentativo di abbatterle risultò inutile e tutte le torri d'assedio vennero respinte e distrutte dai difensori. Il Re Stregone fece dunque avanzare la sua arma più terribile: il possente Grond, un ariete enorme costruito nelle fucine di Mordor e ammantato di crudeli incantesimi unicamente per abbattere il cancello di Minas Tirith.

Nonostante i disperati tentativi degli assediati di distruggere l'ariete, essi non riuscirono ad impedire alla terribile macchina d'assedio di raggiungere il cancello. Al Grond bastarono solo tre colpi per abbattere il portale, gettando nella disperazione i difensori della città.

Il Suicidio di Denethor Modifica

Mentre tutto ciò accadeva il Sovrintendente Denethor, che dopo il ferimento del figlio aveva cominciato a discendere sempre più nella follia, venne informato che le porte avevano ceduto e il nemico stava per decise di farla finita e di portare con sé pure Faramir. Ordinò dunque di preparare una pira nelle Case dei Re dove si sarebbe dato fuoco assieme al figlio.

"«Meglio bruciare prima che dopo, poiché in ogni caso bruciare dovremo. Tornate ai vostri falò! Ed io? Io mi avvio al mio rogo. Al mio rogo! Niente tombe per Denethor e Faramir! Niente tombe! Niente lungo e lento sonno di morte imbalsamati. Noi arderemo come facevano i re primitivi quando dall'Ovest non era ancora giunta la prima nave. L'Occidente soccombe. Tornate indietro e ardete!»"
Denethor II, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'assedio di Gondor".

Venuto a conoscenza delle intenzioni del Sovrintendente Pipino implorò Beregond di guadagnare tempo, per poi precipitarsi in città alla ricerca di Gandalf e lo trovò mentre si preparava ad uscire nei Campi del Pelennor.

Lo stregone all'inizio si mostrò turbato alla richiesta di Pipino di recarsi alle Case dei Re per fermare i piani di Denethor: disse infatti che se avesse accettato di seguirlo molti sarebbero morti, ma quando Pipino gli disse che se non lo avesse aiutato Faramir sarebbe certamente morto, Gandalf lo caricò su Ombromanto e si diresse di gran carriera verso le Case dei Re.

La battaglia Modifica

La carica dei Rohirrim Modifica

The ride of the rohirrim

La Carica dei Rohirrim guidati da Théoden e Éomer

" Avanti, avanti, Cavalieri di Théoden!
Gesta crudeli vi attendono: fuoco e stragi!
Saran scosse le lance, frantumati gli scudi,
e rosso il giorno prima dell’alba!
Cavalcate, cavalcate! Cavalcate verso Gondor!

E detto questo afferrò il grande corno di Guthláf, il suo vessillifero, e vi soffiò con tale violenza da frantumarlo. E immediatamente risuonarono tutti i corni dell’esercito, e la loro musica era pari a tempesta sulla pianura e tuono sulle montagne.
Cavalcate! Cavalcate! Cavalcate verso Gondor!

Ad un tratto il re gridò qualcosa a Nevecrino, e il cavallo balzò avanti. Alle sue spalle sventolava il vessillo: un cavallo bianco in campo verde; ma egli lo distanziò. Dietro di lui galoppavano come fulmini i cavalieri della sua scorta, senza però riuscire a raggiungerlo.
"
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. V, "La Cavalcata dei Rohirrim".

I Rohirrim, che grazie ai Drúedain erano riusciti a giungere non visti alle spalle dell'Esercito di Mordor, si schierarono a nord dove il Rammas Echor era stato parzialmente abbattuto, e annunciarono la propria venuta col suono dei propri corni da guerra.

Théoden, dopo un breve discorso di incitamento, strappò dalle mani del suo vessillifero un corno da guerra e lo suonò con talmente tanta forza da spaccarlo, dando così il segnale della carica e lanciandosi in avanti. Una schiera di 6,000 Rohirrim si lanciò alla carica come un fiume in piena, travolgendo gli orchi e distrussero i soldati di Rhûn e di Khand.

La cavalleria degli Haradrim venne abbatutta e gli orchi calpestati, senza possibilità di scampo e Théoden stesso uccise il Re dei Sudroni in duello. A migliaia i nemici furono schiacciati dalla potente carica dei Cavalieri e i pochi superstiti erano terrorizzati e isolati, senza possibilità di ricevere comandi e rinforzi.

La morte di Théoden e lo scontro tra Éowyn e il Re Stregone Modifica

ROhirrim vs Olifanti

Gli olianti attaccano i Rohirrim causando il caos

Galvanizzati dall'arrivo dei rinforzi i difensori della città organizzarono una grande sortita e si riversarono fuori dai cancelli per dare manforte ai cavalieri di Rohan, tuttavia l'esercito di Mordor era ancora lontano dall'essere sconfitto. Dal Sud infatti giunse una nuova minaccia: la terra tremò e da lontano apparvero i titanici Olifanti da combattimento, pitturati, con zanne spinose e con numerosi guerrieri sul dorso: vista la mala parata il Re Stregone aveva ordinato che l'esercito degli Haradrim, fino ad allora tenuto in riserva, avanzasse contro la cavalleria di Rohan. Non abituati a combattere contro queste creature, i Rohirrim furono disorientati e diversi reparti si sbandarono subendo diverse perdite; infatti quelle enormi creature non solo erano estremamente letali, ma il loro forte odore fece letteralmente impazzire i cavalli, rendendo difficile qualsiasi manovra.

Théoden viene disarcionato by JG Jones

Théoden viene disarcionato dal Re Stregone

Gli Olifanti si aprirono dunque la strada a suon di colpi delle loro imponenti zanne, mentre gli arcieri Haradrim bersagliavano i Rohirrim. Théoden provò a radunare attorno a sé i propri soldati, ma ad un certo punto si trovò isolato in mezzo alla mischia con un pugno di uomini, mentre le truppe di Mordor avevano ripreso coraggio e cominciavano a contrattaccare. Il Re Stregone, cogliendo l'occasione favorevole, planò su Théoden e lo travolse con la sua cavalcatura alata, la quale afferrò Nevecrino e Théoden con fauci ed artigli e li scagliò lontano. Proprio quando il Luogotenente di Sauron si stava dunque accingendo a dare il colpo di grazia a Théoden intervenne Éowyn, nipote del Re, che ancora nascosta nella sua veste di guerriero, si pose coraggiosamente tra lo zio ormai a terra e la bestia alata del Nazgûl.

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Éowyn affronta il Re Stregone per proteggere lo zio

"«Vattene, orrido dwimmerlaik, signore delle carogne! Lascia in pace i morti!» Una voce glaciale gli rispose: «Non metterti tra il Nazgûl e la sua preda! Rischieresti non di venire ucciso a tua volta, ma di essere portato via dal Nazgûl e condotto alle case del lamento, al di là di ogni tenebra, ove la tua carne verrà divorata e la tua mente raggrinzita verrà esposta nuda davanti all'Occhio Senza Palpebre!». Una spada risuonò mentre veniva sguainata. «Fa' ciò che vuoi; ma io te lo impedirò, se potrò». «Impedirmerlo? Sei pazzo! Nessun uomo vivente può impedirmi nulla!». Allora Merry undì fra tutti i rumori il più strano: gli sembrò che Dernhelm ridesse [...] «Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna! Io sono Éowyn, figlia di Éomund. Tu ti ergi fra me e il mio Signore dello stesso mio sangue! Vattene, se non sei immortale! Viva o morente ti trafiggerò, se lo tocchi!»"
—Éowyn e il Re Stregone, Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La Battaglia dei Campi del Pelennor"
Morte del Re Stregone by Denis Gordeev

Morte del Re Stregone, Denis Gordeev.

Éowyn, benché terrorizzata, rifiutò di muoversi sfidando il Re Stregone ad attaccarla. Allora il Signore dei Nazgûl la assalì, armato di una grande mazza; con essa ruppe lo scudo della fanciulla, e il braccio che lo reggeva: tuttavia non riuscì a darle il colpo di grazia poiché venne ferito alla gamba da Meriadoc Brandibuck, un Mezzuomo, armato di una lama forgiata secoli addietro dai fabbri di Arnor per combattere i servi di Angmar (una delle poche lame che potevano ferirlo realmente) proveniente dai Tumulilande. Con le ultime forze Éowyn affondò la propria lama "fra la corona ed il manto" del nemico, così da compiere l'antica profezia pronunciata da Glorfindel, il quale aveva profetizzato che nessun uomo avrebbe potuto uccidere il Re degli Stregoni. Tuttavia il contraccolpo fu tale che Éowyn venne sbalzata indietro e ferita dall'essenza maligna del Signore dei Nazgûl, venendo contagiata dal potere dell'Alito Nero.

L'hobbit Merry venne anch'esso ferito, anche se meno gravemente della fanciulla, e riuscì a trascinarsi faticosamente fino a Re Théoden morente e a raccoglierne le ultime parole.

Francesco amadio - merry and theoden

Merry raccoglie le ultime parole di Théoden

"Allora Merry si chinò e prese la mano del suo signore per baciarla, ed ecco che Théoden aprì gli occhi ancora limpidi e parlò con voce calma ma con fatica. «Addio Messere Holbytla!», disse. «Il mio corpo è a pezzi. Torno dai miei padri. Ma anche in loro compagnia non avrò da vergognarmi. Ho abbattuto il serpente nero. Un mattino spietato, un giorno felice, un tramonto dorato!». Merry non riuscì a parlare per le lacrime. «Perdonatemi, sire», disse infine, «per aver disobbedito ai vostri ordini, e non aver saputo fare altro al vostro servizio che piangere nell’ora della nostra separazione». Il vecchio re sorrise: «Non preoccuparti! Sei già perdonato. Non bisogna scoraggiare un grande cuore. Vivi ora e sii benedetto, e quando fumerai in pace la tua pipa pensami! Ormai non potrò più sedere con te a Meduseld, come promesso, e apprendere da te i segreti delle erbe». Chiuse gli occhi, e Merry si inginocchiò accanto a lui. Poi parlò ancora una volta. «Dov’è Éomer? I miei occhi si oscurano, ma vorrei vederlo prima di andarmene. Egli deve essere re dopo di me. E vorrei dargli un messaggio per Éowyn. Lei, lei non voleva che io la lasciassi, ed ora non rivedrò mai più colei che mi è più cara di una figlia»."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La battaglia dei campi del Pelennor".

L'arrivo di Aragorn e la fine della battaglia Modifica

Le Navi Nere by Denis Gordeev

L'arrivo delle Navi Nere by Denis Gordeev

La morte del Re Stregone tuttavia non significò la fine della battaglia: Éomer guidò una furiosa carica dei Rohirrim contro l'esercito di Mordor che indietreggiò colto di sorpresa, ma Gothmog, luogotenente del Re Stregone, fece avanzare le riserve di Haradrim e Esterlings da Osgiliath e l'esito della battaglia sembrò nuovamente pendere a favore delle armate dell'Oscuro Signore. In tutto questo da sud furono viste risalire il fiume Anduin le navi nere dei Corsari e ciò sembrò l'annuncio della disfatta totale.

"E mentre rideva, nella disperazione mirò ancora le navi nere e alzò la spada in segno di sfida. Ma ad un tratto fu colto da stupore e da una grande gioia. Lanciò in alto la spada nella luce del sole, e afferrandola al volo si mise a cantare. Tutti gli occhi seguirono il suo sguardo e, meraviglia! sulla prima nave si aprì un grande stendardo e il vento lo spiegò mentre essa si avvicinava al porto di Harlond. Tutti videro l'Albero Bianco, simbolo di Gondor, ma esso era circondato da Sette Stelle e sormontato da una corona, lo stemma di Elendil che nessuno ormai portava da innumerevoli anni. E le stelle sfavillavano alla luce del sole, perché erano gemme incastonate da Arwen figlia di Elrond, e la corona riluceva nel mattino, poiché era fatta di mithril e d'oro. Così giunse Aragorn figlio di Arathorn, erede d'Isildur, dai Sentieri dei Morti, sospinto dal vento del Mare sino al regno di Gondor; la felicità dei Rohirrim fu come un torrente di parole e di risa, e la gioia e lo stupore della Città si tradussero in una musica di trombe e uno squillare di campane. E gli eserciti di Mordor furono colti da stupore, e parve loro un'incredibile stregoneria che le loro navi fossero piene di nemici; un nero terrore li invase, sapendo che il vento del fato soffiava ora contro di loro e che la loro ora era vicina. I cavalieri di Dol Amroth galopparono verso est, cacciando ,avanti il nemico: Vagabondi, Variag e Orchetti che odiavano il sole. Éomer galoppò verso sud, e tutti fuggivano al suo cospetto, e si trovavano prigionieri tra il martello e l'incudine. Dalle navi, una folla sbarcava sulle banchine dell' Harlond, riversandosi a nord come una marea. Ecco Legolas, e Gimli con la sua ascia, e Halbarad con lo stendardo, ed Elladan ed Elrohir con in fronte una stella, e tutti gli inflessibili Dúnedain, i Raminghi del Nord, alla testa di un grande e valoroso esercito composto di uomini del Lebennin, del Lamedon e dei feudi del Sud. "
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La battaglia dei campi del Pelennor".

Tuttavia non si trattava dei Corsari ma di Aragorn il quale, ai Legolas e Gimli e alla Grigia Compagnia, era riuscito a sbaragliare le forze dei corsari a Pelargir e ora con le navi abbandonate dai nemici aveva risalito il fiume Anduin assieme a migliaia di guerrieri dei feudi meridionali di Gondor.

Una volta sbarcato al porto di Harlond Aragorn sguainò Andúril e con lo stendardo del Re di Gondor che garriva al vento guidò l'assalto contro i soldati di Mordor assieme alla Grigia Compagnia e ai rinforzi riuscendo, dopo ulteriori combattimenti, a sconfiggere le forze nemiche. Fu allora che l'erede di Isildur ed Éomer s'incontrarono sul campo di battaglia.

Éomer e Aragorn nel Pelennor by Denis Gordeev

L'incontro tra Aragorn e Éomer sul campo del Pelennor by Denis Gordeev

"Davanti a tutti marciava Aragorn con la Fiamma dell'Ovest, Anduril, che sfavillava come fuoco appena acceso, Narsil forgiata di nuovo e micidiale come in passato. Sulla sua fronte brillava la Stella di Elendil. E così finalmente Éomer e Aragorn si incontrarono nel mezzo della battaglia, e appoggiandosi ciascuno alla propria spada si guardarono negli occhi e furono felici. "Ecco che c'incontriamo nuovamente, benché tutti gli eserciti di Mordor ci separassero", disse Aragorn. "Non te lo avevo forse detto, quando eravamo nel Trombatorrione?". "Tali furono le tue parole", disse Éomer, "ma spesso la speranza inganna, ed io non sapevo allora che tu fossi dotato di potere premonitore. Due volte benedetto sia l'aiuto insperato, e mai incontro d'amici fu più felice". Si strinsero forte la mano. "Né più tempestivo", soggiunse Éomer. "Giungi proprio in tempo, amico. Molte perdite e grandi dolori ci hanno colpiti". "Allora vendetta sia fatta, ancor prima di parlarne!", disse Aragorn, e galopparono insieme in direzione della battaglia."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. VI, "La battaglia dei campi del Pelennor".

Gli orchi, presi dal panico e disorientati dalla luce del sole, si sbandarono e dell'armata di Sauron rimasero solo Esterling e Olifanti; per sconfiggerli i cavalieri di Gondor, più esperti dei Rohirrim nel combattere queste creature, bruciarono l'erba nelle loro vicinanze; la vista del fuoco provocò l'imbizzarimento delle gigantesche bestie che fuggirono schiacciando nella fuga molti dei loro alleati. Inoltre gli arcieri, guidati da Legolas, colpirono i mostri agli occhi, il loro punto debole. Nella fuga disordinata calpestarono le stesse truppe di Mordor. La battaglia fu dunque vinta dalle forze del bene, anche se queste subirono gravi perdite.

Conseguenze Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Battaglia del Morannon.
Aragorn cura Éowyn

Aragorn cura Éowyn dagli effetti dell'Alito Nero servendosi dei suoi poteri taumaturgici e dell'Athelas

Dopo la fine della battaglia, i soldati dei Popoli Liberi sopravvissuti e che si reggevano ancora in piedi dopo gli scontri impiegarono alcuni giorni per ripulire il campo di battaglia e a provvedere alla sepoltura dei caduti, oltre che a una parziale riparazione dei danni subiti dalle mura, mentre dai Feudi del Sud ormai liberi dalla minaccia dei pirati affluivano rinforzi e rifornimenti.

Nel frattempo i numerosi feriti vennero ammassati in città e i più gravi condotti alle Case di Guarigione, dove potevano godere di un'assistenza migliore. I pazienti a destare più preoccupazione erano però Faramir, Éowyn e l'hobbit Merry i quali erano stati contagiati dall'Alito Nero e ora, soprattutto i primi due, viaggiavano tra la vita e la morte colpiti da un coma profondo.

A trovare la soluzione ai casi disperati fu la vecchia Ioreth, una delle guaritrici delle case, la quale ricordò un'antico detto di sapienza di Gondor: "Le mani del re sono mani di guaritore. E in tal modo si poteva sempre riconoscere il vero re." Fu dunque fatto venire Aragorn, il quale entrò in incognito in città non volendo dare l'impressione di voler rivendicare il trono in un periodo di emergenza, che servendosi dell'Athelas, i cui grandi poteri di guarigione erano sconosciuti al responsabile delle Case di Guarigione, prestò le proprie cure a Éowyn e Faramir traendoli dall'abbraccio mortale dell'Alito Nero e guarendoli dalle ferite più gravi. Il ramingo passò tutta la notte poi a prestare soccorso ai numerosi feriti delle Case, per poi tornare sfinito nella propria tenda fuori Minas Tirith quando l'alba era ormai prossima.

AdattamentiModifica

Il Signore degli Anelli (1980) Modifica

Il Signore degli Anelli: il Ritorno del Re (2003) Modifica

Il Signore degli Anelli 309

Una scena della battaglia nel film Il ritorno del Re di Peter Jackson

La battaglia dei Campi del Pelennor è uno dei momenti cruciali del film di Peter Jackson Il ritorno del Re. Tuttavia si notano alcune differenze:

  • Nella trasposizione cinematografica, non compaiono i cavalieri di Dol Amroth, tuttavia compare Imrahil in un paio di sequenze. Il suo nome non viene menzionato ma il nome del personaggio sarà confermato nel gioco di carte del film.
  • Faramir viene ferito quando compie la sortita a Osgiliath, non fuggendo dal Rammas.
  • Il Rammas è stato omesso.
  • Gli Esterlings sono stati omessi, benché compaiano nel gioco e ne Le Due Torri. Tuttavia, è possibile scorgerli quando sciamano assieme agli orchi dentro Minas Tirith, dopo la distruzione del Cancello.
  • Con Aragorn, al posto dei soldati del Sud e dei Dúnedain del Nord, arrivano i Morti di Erech.
  • Il Re Stregone di Angmar nel romanzo affronta Gandalf a cavallo; nel film, non solo è sulla bestia alata sin dall'inizio, ma non attacca Gandalf appena il Gran Cancello viene abbattuto; quando questo avviene, invece, gli Orchi si riversano nella Città.
  • Nel romanzo Nevecrino e Théoden vengono atterrati da una freccia Haradrim (scagliata probabilmente dal re di Harad) e solo dopo il Re Stregone si precipita su di lui.
  • Nel romanzo, il Re Stregone di Angmar non distrugge il bastone a Gandalf.
  • Le mura del primo livello di Minas Tirith sono fatte di semplice marmo, mentre in realtà sarebbero di materiale Númenoreano, lo stesso che compone Orthanc.
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