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L'Assedio di Gondor, noto anche come Assedio di Minas Tirith, fu un breve assedio di due giorni che le forze di Mordor, guidate dal Re Stregone di Angmar, condussero contro la città di Minas Tirith durante la Guerra dell'Anello. Nonostante l'eroica resistenza degli Uomini di Gondor, guidati da Gandalf e Imrahil di Dol Amroth, alla fine le forze di Sauron riuscirono a sfondare il cancello della città servendosi di un potente ariete detto Grond.

Le armate del Re Stregone non riuscirono tuttavia a dilagare in città in quanto l'arrivo dell'Esercito di Rohan, guidato da Théoden e Éomer, le costrinse a concentrare le proprie attenzioni alla minaccia incombente, consentendo agli assediati di lanciare una impetuosa sortita allontanando i nemici dai cancelli.

Le forze in campo Modifica

Le forze di Gondor, a detta di Faramir, erano inferiori a quelle di Mordor: i nemici erano infatti «dieci volte superiori di numero» (Faramir). A Minas Tiritherano presenti un decimo dei soldati dei feudi del Sud di Gondor (che avevano lasciato la maggior parte delle truppe a casa, temendo un'invasione di Umbar) e le truppe regolari della Città; a queste si aggiungano le truppe di Faramir richiamate dall'est dell'Anduin, da Osgiliathe dal Rammas Echor. Dopo l'assedio si aggiunsero anche i seimila Rohirrimportati da Théoden.

Le truppe di Sauron erano radicalmente superiori di numero. L'esercito del Morannon comprendeva Uruk NeriOrchiUomini malvagi. Il Re Stregone portò i suoi battaglioni e i Nazgûl fuori da Minas Morgul. Alle truppe di Orchi di ogni angolo di Mordor si aggiunsero dunque gli Haradrim, gli Esterlingse i guerrieri del Khand, oltre agli olifanti e i troll.

Segue una stima delle forze in campo tratta da L'atlante della Terra di Mezzo di Tolkien:

Gondor e alleati Modifica

  • Guarnigione di Minas Tirith:
    • Soldati di Minas Tirith: 4,000 soldati fra fanti, arcieri e cavalieri.
    • 1,000 sopravvissuti della guarnigione di Osgiliath

In totale la guarnigione della città schiera poco più di 5,000 uomini

  • Aiuti dai Feudi del Sud:

In totale di feudi del Sud inviarono a Minas Tirith poco meno di 3,000 uomini

TOTALE: all'inizio dell'assedio Gondor può schierare poco più di 9,000 soldati

Forze di Mordor Modifica

  • Mordor:
  • Terre dell'Est e del Sud:
    • Harad: minimo 18.000 guerrieri ed un numero imprecisato di Olifanti Haradrim, sicuramente più di sette
    • Khand : 7000 variaghi
    • Umbar : 25.000 Corsari di Umbar (che tuttavia non presero parte alla battaglia)
    • un numero imprecisato di numenoreani neri, che servirono come diplomatici e capitani dell'esercito
    • 30.000 Esterlings.

TOTALE: tra gli 80 e i 110.000 combattenti (stima minima)

Antefatti Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Prima Battaglia di Cair Andros.

Da tempo ormai Sauronprogettava di attaccare Minas Tirith, così da eliminare l'ultimo grande baluardo che si frapponeva tra lui e il completo dominio della Terra di Mezzo; ragion per cui da diversi anni a Mordorsi ammassavano armate di OrchiEsterlingsHaradrim, mentre nelle fucine della terra nera si producevano mortiferi strumenti di guerra. Il ritrovamento dell'[[[Unico Anello]] e la consapevolezza che questo fosse nelle mani di un hobbit, convinse l'Oscuro Signore ad anticipare i tempi della sua offensiva.

Non concependo l'idea che il Bianco Consiglio pensasse di distruggere l'Anello inviando una piccola compagnia a Mordor, Sauron pensò che probabilmente sarebbe stato portato a Minas Tirith, ragion per cui decise di sferrare sulla città il suo colpo più duro. Fu così che il 10 Marzo un esercito di Orchi e Esterlings dette l'assalto alla fortezza di Cair Andros e la conquistò dopo un breve combattimento; fu questo evento a segnare l'inizio della violenta offensiva di Mordor contro Gondor. Quello stesso giorno l'Oscuro Signore utilizzò la propria magia per inviare nell'Anórien una fitta coltre di nubi ad oscurare il sole, così da permettere ai suoi servitori orchi e troll di muoversi più agevolmente nell'oscurità.

Il Sovrintendente Denethor tenne un consiglio di guerra durante il quale, nonostante le rimostranze di Faramir, fu deciso comunque di difendere la città di Osgiliath e le mura del Rammas Echor, sebbene fossero dai più considerate non difendibili o comunque impossibili da contenere al nemico troppo a lungo.

L'Assedio Modifica

La perdita di Osgiliath e la battaglia presso il Rammas Echor Modifica

L'11 Marzo 3019 TE le forze di Sauron, guidate dal Re Stregone, dettero l'assalto alla parte occidentale di Osgiliath servendosi di una flottiglia di zattere. Faramir, che comandava la guarnigione della città, era ben conscio di non poter resistere a lungo ma nonostante tutto lui e i suoi soldati opposero una fiera resistenza che durò per ben un giorno.

Il 12 Marzo però gli uomini di Gondor furono costretti ad abbandonare la città sull'Anduin, ma riuscirono a ritirarsi in buon ordine verso le mura del Rammas Echor e lì si attestarono per un'ultima resistenza sperando di impedire al nemico di dilagare nei Campi del Pelennor.

La ritirata nel Pelennor e la sortita di Imrahil Modifica

Imrahil und Faramir

Imrahil soccorre Faramir

Nonostante il coraggio del giovane capitano di Gondor e dei suoi uomini, la posizione sul Rammas Echor era troppo precaria: non c'erano infatti abbastanza uomini per proteggere l'intero perimetro delle mura, e dunque i difensori furono costretti un'altra volta a ritirarsi. Nonostante i nemici premessero da ogni parte e con ferocia, i soldati di Gondor mantennero disciplinatamente i ranghi serrati e si ritirarono in buon ordine continuando a combattere e contendendo ogni metro di terreno agli Orchi e ai Sudroni. Faramir, da valoroso qual era, rimase nella retroguardia così da incoraggiare con la sua presenza i propri uomini e permettere agli altri di ritirarsi verso le mura della città

Accadde però che sopraggiunsero i Nazgûl a cavallo delle loro Bestie Alate: questi gettarono nel panico gli Uomini di Gondor che cominciarono a fuggire sbandandosi e rischiando di venire accerchiati dalle preponderanti forze nemiche. In tutto questo, mentre cercava di riorganizzare le fila, Faramir fu ferito da una freccia avvelenata scagliata dal nemico e probabilmente sarebbe morto quel giorno fuori dalle mura assieme alla maggior parte dei suoi uomini i quali, vedendo il proprio comandante ferito, andarono ancora di più nel panico.
Imrahil porta al sicuro Faramir by Anke Eißmann

Faramir ferito viene portato via dal campo di battaglia

Tuttavia la strage venne evitata grazie all'intervento di Imrahil e di Gandalf: lo zio di Faramir infatti guidò una coraggiosa sortita dei cavalieri rimasti in città , mentre Gandalf servendosi dei suoi poteri allontanò i Nazgûl dal campo di battaglia. L'impetuosa carica disorientò il nemico e centinaia di orchi e sudroni vennero falciati dai cavalieri di Dol Amroth, costringendo l'esercito di Mordor ad arrestare momentaneamente la propria avanzata e a ritirarsi. Ciò dette modo a Imrahil di recuperare Faramir, mentre Gandalf e i cavalieri di Gondor raggruppavano i superstiti della colonna di Faramir. Questi poterono dunque rientrare in città, lasciando tuttavia il Pelennor al nemico, che immediatamente cominciò ad abbattere gli edifici e a scavare trincee e postazioni per catapulte.

Quando a Denethor II venne portato il figlio agonizzante per la ferita, l'uomo per lo shock cominciò lentamente a scivolare nella follia.

Faramir ferito

Denethor, visibilmente scosso, riceve il figlio ferito

"Gli parve [a Pipino] che Denethor invecchiasse dinnanzi ai suoi occhi, come se qualcosa avesse ceduto nel suo orgoglio, sconvolgendo la sua mente severa. Forse era colpa del dolore, e del rimorso. Vide su quel volto, un tempo impassibile, scorrere delle lacrime, più insopportabili della collera. [...] «Ho mandato mio figlio, senza un grazie né una benedizione, ad affrontare un inutile pericolo, ed eccolo che giace qui con il veleno nelle vene. No, no, qualunque cosa accada ormai in guerra, anche la mia stirpe sta per estinguersi, persino la casa dei Sovrintendenti è venuta meno. Della gente infida ormai governerà gli ultimi discendenti dei Re degli Uomini, che si nasconderanno finché non verranno tutti scacciati!» Degli Uomini vennero alla porta a implorare il Signore della Città «No, non scenderò da qui» egli rispose «Devo rimanere accanto a mio figlio. Potrebbe parlare prima della sua fine, nonostante sia essa ormai vicina. Seguite chi volete, persino il Grigio Stolto, benché la sua speranza sia fallita. io rimango qui»"
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'assedio di Gondor".

Il Sovrintendente infatti, che fino al giorno prima aveva voluto avere l'ultima parola su tutto, in preda alla disperazione e ormai convinto dell'inevitabile disfatta, rifiutò di assumere il comando delle difese della città, delegando questo compito a Gandalf e al cognato Imrahil, per poi rinchiudersi nella stanza del figlio e stare ad attendere al suo capezzale

L'assalto alle mura e lo sfondamento dei cancelli Modifica

Assalto alle mura di Minas Tirith

L'assalto alle mura

L'assedio durò tutta la notte: per alcuni momenti il valore dei difensori vacillò a causa dei continui attacchi dei Nazgûl, i quali planavano sulle mura per atterrire i soldati. Inoltre molto crudelmente le forze di Morgoth usarono le catapulte per lanciare sulla città le teste mozzate di coloro che erano morti combattendo nel Pelennor, così da aumentare ulteriormente il terrore nei difensori.

"Presto vi fu un gran pericolo d'incendio all'interno delle mura e tutti gli uomini liberi si misero a soffocare le fiamme chee si sprigionavano in più punti. Poi, alternata ai proietti, cadde un altro tipo di grandine, meno rovinosa ma più orribile. In tutte le strade e gli spiazzi dietro il Cancello piovevano dei piccolo proietti tondi che non bruciavano. M quando la entrare si avvicinava per cedere cosa fosse, gridava ad alta voce o si metteva a piangere: il nemico stava lanciando nella città tutte le teste di coloro che erano caduti combattendo ad Osgiliath o sul Rammas, o nei campi. Erano spaventose a guardarsi: alcune erano schiacciate e dormi, altre erano state fatte selvaggiamente a pezzi, eppure di molte si riusciva a indovinare l'espressione e sembrava che fossero morti con grandi sofferenze; tutte erano marcate con l'orribile effigie dell'Occhio Senza Palpebre. Ma, pur sfigurate com'erano, accadeva spesso che un uomo rivedesse il volto di qualcuno che conosceva [...]'"
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'assedio di Gondor".
Siege of Mines Tirith by Leonhard

Un momento dello scontro

Nonostante questi orribili sistemi di guerra psicologica, gli uomini di Gondor, spronati da Imrahil e Gandalf, rimasero ai loro posti sugli spalti. Scoccarono tutte le frecce e lanciarono tutte le lance, trapassando migliaia di nemici e seminando rovina e strage fra gli orchi. Poco prima che gli orchi avanzassero, i loro cadaveri avevano ricoperto il terreno innanzi al Cancello.

Le torri d'assedio avampavano e crollavano prima di agganciarsi e le poche che ci riuscivano venivano spinte indietro dai soldati. Gli orchi fecero avanzare le catapulte, tirando così in alto da oltrepassare le Mura e abbattere gli edifici, ma le mura della città, costruite in solido materiale numenoreano, resistevano e ciò rincuorò i difensori e si diffuse la speranza di poter resistere contro le orde di nemici.

Grond advances by Hildebrandt bros

L'arrivo dell'Ariete Grond

Mentre la battaglia veniva combattuta sulle mura, il Re Stregone fece avanzare l'enorme ariete di ferro Grond, così chiamato in onore del possente martello da guerra di Morgoth. Su di esso era stato lanciato un incantesimo che impediva alla terrificante macchina di essere distrutta, così i colpi dei difensori si rivelarono inefficaci.

"Delle grosse macchine strisciarono attraverso il campo, e fra esse vi era un enorme ariete, grande come l'albero di una foresta, lungo circa cento piedi, sostenuto da possenti catene. Da molto tempo ormai le oscure fucine di Mordor erano intente a forgiarlo, e la sua mostruosa testa, fusa in acciaio nero, riproduceva le sembianze di un lupo vorace; esso recava in sé diabolici incantesimi. L'avevano chiamato Grond, in memoria dell'antico Martello dell'Oltretomba. Era trainato da grosse bestie e circondato da Orchetti e i vagabondi delle montagne lo spingevano da dietro."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'Assedio di Gondor".

L'ariete era l'unica speranza del Re Stregone di entrare a Minas Tirith, poiché le normali macchine d'assedio non erano abbastanza forti da scardinare il possente cancello della, né le catapulte si erano dimostrate capaci di abbattere il muro di cinta, il quale era stato costruito con roccia nera quando i Numenoreani erano ancora all'apice della propria gloria.

Poco prima dell'alba, Grond fu in grado di abbattere i Grandi Cancelli della Città Bianca e il Re Stregone fece il proprio trionfale ingresso tra le macerie.

Gandalf facing Witch-king

Gandalf affronta il Re Stregone.

Di fronte a lui si oppose Gandalf a cavallo di Ombromanto, mentre alle spalle dello stregone si radunavano gli spaventati difensori nel tentativo di fermare il dilagare delle forze di Mordor all'interno della città.

"Il Signore dei Nazgûl entrò sul suo cavallo. Si ergeva immenso, un'enorme figura nera contro il bagliore degli incendi, una terribile minaccia di disperazione. Il Signore dei Nazgûl si fece avanti, varcando l'arco che mai nemico aveva oltrepassato, e tutti fuggirono innanzi a lui. Tutti eccetto uno. In attesa, immobile e silenzioso in mezzo allo spiazzo del cancello, sedeva Gandalf su Ombromanto [...]. «Non puoi entrare qui» disse Gandalf, e l'enorme ombra si fermò. «Torna negli abissi preparati per te! Torna indietro! Affonda nel nulla che attende te e il tuo Padrone. Via!» Il Cavaliere nero fece scivolare il cappuccio e, meraviglia!, portava una corona regale; eppure sotto di essa vi era una testa invisibile, poiché fra la corona e l grandi e scure spalle ammantate brillavano rossi i fuochi. Da una bocca inesistente proruppe un riso micidiale. «Vecchio pazzo!» disse «Vecchio pazzo! Questa è la mia ora. Non riconosci la Morte quando la vedi? Muori adesso, e vane siano le tue maledizioni!» E con ciò levò alta la spada e delle fiamme percorsero la lama."
Il Signore degli Anelli, libro V, cap. IV, "L'Assedio di Gondor"

Esito Modifica

Exquisite-kfind Per approfondire, vedi la voce Battaglia dei Campi del Pelennor.

Nonostante le forze di Sauron fossero riuscite, prima volta nella storia di Minas Tirith, a sfondare i cancelli della città, non poterono tuttavia portare avanti l'assalto finale e dilagare all'interno delle mura. Infatti, all'alba del 15 Marzo, a nord risuonarono i corni dell'Esercito di Rohan giunto in soccorso agli alleati di Gondor, e il Re Stregone dovette abbandonare l'idea di dilagare in città per riorganizzare le proprie forze onde resistere all'impetuosa carica di Théoden. Fu così che terminò l'Assedio di Minas Tirith e iniziò la sanguinosa Battaglia dei Campi del Pelennor.

Adattamenti Modifica

Il Signore degli Anelli: il Ritorno del Re (2003) Modifica

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